Raid russo a Kiev: colpita la sede dell’intelligence alla vigilia dei colloqui
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Redazione Esteri
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Il raid russo a Kiev ha colpito la sede dei servizi di sicurezza ucraini proprio alla vigilia della missione degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e nella capitale ucraina. Un attacco con drone ha raggiunto il quartier generale dell’SBU, l’intelligence interna di Kiev, centrando anche lo studio del capo dei servizi Oleksandr Poklad. L’azione, che ha provocato nove feriti e danneggiato anche la cattedrale di Santa Sofia, patrimonio UNESCO, arriva mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky propone una tregua dagli attacchi aerei durante i colloqui diplomatici.
Il colpo al quartier generale dell’intelligence ucraina
L’attacco al quartier generale dell’SBU viene indicato come un segnale della pressione esercitata da Mosca prima di un importante passaggio diplomatico. Il drone russo ha colpito una struttura centrale dei servizi di sicurezza ucraini nella capitale, mostrando la capacità di raggiungere un obiettivo rilevante nel cuore di Kiev. Il raid ha inoltre coinvolto altri edifici e provocato danni alla cattedrale di Santa Sofia, aggiungendo un ulteriore elemento all’impatto dell’operazione sulla città.
Il bombardamento è avvenuto mentre erano previste le missioni degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, diretti a Mosca e Kiev per un confronto legato alla ripresa delle trattative. La tempistica dell’attacco coincide quindi con una fase nella quale l’Ucraina aveva proposto una sospensione degli attacchi aerei reciproci per consentire lo svolgimento dei colloqui. La proposta di Zelensky prevedeva una tregua limitata al periodo delle consultazioni diplomatiche nelle due capitali coinvolte.
La proposta di tregua e la risposta di Mosca
Secondo quanto riportato, Zelensky ha chiesto una tregua aerea per creare condizioni più sicure durante la missione degli emissari americani. L’iniziativa riguardava la sospensione dei raid su entrambi i fronti per la durata degli incontri previsti tra le parti. Il raid contro la sede dell’intelligence a Kiev si è verificato invece prima di questo momento di confronto, diventando un elemento centrale nel quadro delle tensioni che accompagnano i colloqui.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Putin non colpirà la Nato, mentre sul terreno proseguono gli attacchi e le operazioni militari. Nel frattempo, il bombardamento della sede dei servizi ucraini viene presentato come una dimostrazione di forza da parte russa nei confronti della capitale. L’episodio si inserisce in una fase caratterizzata dal tentativo di riaprire un percorso negoziale e dalle iniziative diplomatiche in programma tra Mosca e Kiev.
Il ruolo di Sochi nello scenario russo
Nel contesto degli sviluppi legati alla Russia viene citata anche Sochi, definita la “seconda capitale” del Paese perché ospita la residenza estiva del presidente. La città-resort è descritta come un luogo storico di riferimento per le élite russe, frequentato negli anni anche da figure internazionali come George W. Bush, Angela Merkel e Silvio Berlusconi. A Sochi il presidente russo ha trascorso periodi importanti, compresi molti mesi della pandemia, secondo quanto riportato nel testo.
Gli eventi collegano quindi il raid su Kiev alla fase preparatoria dei colloqui sostenuti dagli inviati americani e alle dichiarazioni politiche arrivate nelle stesse ore. L’attacco con drone contro l’SBU, i danni registrati nella capitale ucraina e la proposta di tregua avanzata da Zelensky rappresentano i principali elementi della giornata. La missione diplomatica tra Mosca e Kiev si svolge così mentre restano aperte le tensioni legate agli attacchi aerei e alle trattative.
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