Giro, il francese Magnier vince e si veste di rosa. A Burgas maxi caduta, Moschetti ko e già ritirato
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Redazione Sport
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La Bulgaria, va detto, non è mai stata un territorio particolarmente fertile per il ciclismo che conta; anzi, a guardare l’albo d’oro delle grandi corse, se ne trova ben poca traccia. Eppure, il giorno dell’inaugurazione della 109esima edizione del Giro d’Italia, le strade che da Nessebar si snodano lungo la costa del Mar Nero fino a Burgas si sono trasformate in un palcoscenico di fuoco. Per la prima volta nella storia della Corsa Rosa, la carovana ha preso il via da questa nazione balcanica e il pubblico, forse per restituire l’onore della visita, ha risposto con un calore del tutto inaspettato per una terra senza grandi tradizioni pedaling. Sia lungo i 147 chilometri del percorso – pianeggianti solo all’apparenza, vista la tensione – sia nelle due città che hanno fatto da cornice alla festa, l’entusiasmo è stato contagioso, a dimostrazione che il fascino dell’export del ciclismo italiano non conosce davvero confini.
La caduta che ha tagliato in due il plotone
Ma se la cornice di pubblico era da ricordare, il copione della tappa è stato l’opposto della tranquillità. La prima frazione, quella che tradizionalmente dovrebbe essere un tranquillo prologo per i velocisti, si è trasformata in un campo di battaglia a soli 600 metri dall’arrivo. Il gruppo, lanciato a velocità folle per preparare la volata, si è trovato stretto in una carreggiata che si restringeva pericolosamente. Un contatto, una sbandata, e il caos: una trentina di corridori sono finiti rovinosamente a terra in quella che è già stata definita l’incidente più grave di questo avvio di Corsa Rosa. Il destino, beffardo, ha deciso che a restare indenne da quella carambola fosse solo una decina di atleti; questi, incredibilmente, hanno proseguito la loro corsa verso il traguardo, mentre alle loro spalle il grosso del plotone restava bloccato dall’asfalto reso viscido e dalle biciclette in frantumi.
Magnier, un predestinato per la prima maglia rosa
Tra i superstiti di quel disordine c’era Paul Magnier. Il giovane francese – classe 2004, dallo sguardo empatico e dal fisico tutt’altro che esile per chi ama le salite – ha avuto la lucidità e la freddezza di non farsi prendere dal panico. Lui che da Junior amava farsi chiamare scalatore, trova invece il suo primo grande successo da professionista sullo sterrato del caos. Alla fine, nello sprint a ranghi ridotti, il transalpino della Soudal Quick-Step ha avuto la meglio sul danese Tobias Lund Andersen e sul britannico Ethan Vernon, regalando alla Francia l’ennesimo gioiello generazionale dopo l’esplosione di un certo Seixas. Con questa vittoria, oltre al successo di tappa, Magnier si è messo sulle spalle anche la prima maglia rosa, la bianca di miglior giovane, e la ciclamino: un poker d’assi che racconta di un predestinato, cresciuto ciclisticamente in Texas ma capace di esprimersi al massimo sulle strade europee.
Moschetti, il primo ko per la sanità del gruppo
Se Magnier sorride, il sorriso però è amaro in casa Pinarello-Q36.5 Pro Cycling. La caduta di Burgas ha avuto conseguenze pesanti sulla salute di Matteo Moschetti. Il velocista lombardo, classe ’96, è stato tra i primi a finire asfalto e, nonostante fosse riuscito a rialzarsi e a tagliare il traguardo (sebbene stordito), gli accertamenti medici del giorno successivo hanno dato un verdetto senza appello: commozione cerebrale. In ossequio ai protocolli UCI, che ormai sono ferrei sulla tutela dell’incolumità fisica dei corridori, la squadra elvetica ha preferito non correre rischi. Così, alla partenza della seconda tappa da Burgas a Veliko Tarnovo, Moschetti era tra i grandi assenti, diventando di fatto il primo ufficiale ritirato di questa edizione numero 109. “Per noi è un gran dispiacere – ha dichiarato il direttore sportivo Gabriele Missaglia – ma la salute viene prima di tutto. Questi protocolli esistono per un motivo”, ha spiegato, sancendo un ritiro che getta già un’ombra sulla gestione della sicurezza nei finali di tappa, un tema che, inesorabilmente, torna a far parlare di sé in questo inizio di Giro.




