Un francese in rosa a Burgas, Magnier vince la prima tappa. Moschetti out per la concussione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sul lungomare di Burgas, tra le bandiere bulgare e quel profumo di mare nero che mescola storia antica e modernità, è andata in scena la consueta festa di partenza del Giro d’Italia. Una festa, va detto, che non smette mai di sorprendere: la Bulgaria, paese senza una vera tradizione ciclistica, ha accolto la corsa rosa con un calore che farebbe invidia a tappe storiche del Nord Europa, riempiendo le transenne sin dalla partenza da Nessebar. Eppure, a raccogliere l’ovazione più grande non è stato un italiano, ma un ragazzone di 22 anni dal sorriso largo e dallo sguardo empatico, che del nostro paese ha solo la maglia che veste: Paul Magnier.

L’erede di Boonen si prende la scena

La prima tappa, 147 chilometri di pianura costiera costellati da due passaggi sul GPM di quarto categoria, sembrava cucita su misura per i velocisti puri. E invece, il copione è stato sconvolto a seicento metri dal traguardo da una caduta di massa che ha falcidiato il gruppone, lasciando solo otto corridori a giocarsi la vittoria. In quel gruppetto ristretto, la Soudal-Quick Step ha giocato la carta giusta. Paul Magnier, che ai tempi delle corse Junior si sentiva – guarda un po’ – un potenziale scalatore, ha dimostrato di avere gambe pesanti anche in pianura. Ha battuto in volata il danese Tobias Lund Andresen e il britannico Ethan Vernon, mentre il nostro Jonathan Milan, atteso tra i grandi favoriti, ha dovuto accontentarsi del quarto posto, bloccato alle spalle di chi è riuscito a evitare l’asfalto. Per Magnier, già paragonato al fiammingo Tom Boonen, è la prima maglia rosa della carriera: un trionfo che sa di rivincita per un ragazzo nato in Texas ma dal sangue francese, che tra i professionisti aveva già collezionato 27 successi ma mai una gioia così grande.

La caduta che cambia i piani del velocista italiano

Se Magnier festeggia, per Matteo Moschetti la Corsa Rosa è già finita. Il velocista della Pinarello-Q36.5 era tra i corridori coinvolti nel patatrac nel finale del primo atto, e ieri mattina la squadra ha dato la notizia che nessuno voleva sentire: il protocollo UCI anti-commozione cerebrale è inesorabile. Dopo le valutazioni mediche, eseguite dallo staff sanitario che ha seguito il corridore dalla sera del disastro, è arrivata la diagnosi di concussione. Di conseguenza, in base alle rigide normative che vietano la partenza a un atleta con trauma cranico accertato, Moschetti non prenderà il via oggi per Veliko Tarnovo. Un duro colpo per la squadra, che perde il proprio uomo di punta per le volate, e un ulteriore segnale di come la sicurezza stia finalmente prevalendo sul "sto bene, faccio partire lo stesso".

La Bulgaria scopre l’ammiraglia rosa

Nonostante l’incidente, l’entusiasmo lungo il percorso non è mai calato. Dai viali di Burgas fino alle strade che si inerpicano verso l’entroterra, migliaia di bulgari si sono stretti attorno a una carovana che raramente si era spinta così a est. Che sia per curiosità o per la voglia di abbracciare uno sport spettacolare, la risposta del pubblico è stata una piccola rivincita per chi organizza il Grand Départ. Mentre il gruppetto dei pretendenti si prepara alla seconda frazione (Burgas-Veliko Tarnovo, 221 km con tre GPM di terza categoria), il primo bilancio è positivo. Certo, il Giro esporta l’eccellenza e fa gola a tutti, ma vedere tanta passione in una terra con poca tradizione ciclistica scalda il cuore degli organizzatori. Ora, però, si guarda avanti: Magnier proverà a difendere il rosa, magari lasciandolo domani a uno scalatore, ma con la consapevolezza di aver già scritto il suo nome nella storia della corsa.

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