Blackout a Torino, esercenti in ginocchio: tra cibo buttato e risarcimenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Torino, città che da giorni combatte con l’instabilità della rete elettrica, si ritrova a fare i conti con danni che vanno ben oltre il semplice disagio. Quello che potrebbe sembrare un problema tecnico si è trasformato in un incubo per decine di attività commerciali, costrette a chiudere, svuotare frigoriferi o addirittura interrompere servizi già avviati. Se per alcuni il blackout ha significato dover attendere fino alle 2 di notte per chiudere le saracinesche elettriche, per altri il conto da pagare è stato ben più salato: migliaia di euro di prodotti alimentari finiti nell’immondizia, resi inutilizzabili dopo ore senza corrente.

Non è solo una questione di frigoriferi che cedono, ma di intere giornate di lavoro compromesse. Un ristorante, per esempio, ha già annunciato di voler chiedere un risarcimento di 15 mila euro, sostenendo che il danno subito non sia imputabile a un semplice caso fortuito. Le associazioni di categoria, dal canto loro, non hanno esitato a schierarsi al suo fianco, sottolineando come episodi del genere mettano in luce una fragilità della rete energetica che, soprattutto in periodi di picco come quello estivo, dovrebbe essere gestita con maggiore attenzione.

La tensione è salita ulteriormente dopo l’ultimo blackout, verificatosi nella zona del Gerbido nella serata di lunedì 16 giugno. Sebbene l’interruzione sia durata solo un quarto d’ora, ha riacceso le polemiche, soprattutto perché arriva dopo una serie di disservizi che hanno lasciato interi quartieri al buio. Tra le ipotesi circolate, c’è quella del sovraccarico dovuto ai condizionatori, ma Iren, che gestisce la rete attraverso la controllata Ireti, non ha ancora fornito spiegazioni ufficiali.

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