Schifani e l’isola dei consulenti, mentre la Sicilia prova a spendere i fondi Ue
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Redazione Esteri
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Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, ha trovato il modo per far parlare di sé: nonostante le critiche che da mesi lo accompagnano, la sua giunta sta finalmente iniziando a utilizzare i fondi europei a disposizione. Un risultato che, almeno sulla carta, sembra rispondere a chi lo accusava di immobilismo. Ma c’è un dettaglio che non passa inosservato: la proliferazione di consulenti e incarichi esterni, un fenomeno che ha alimentato polemiche e sollevato dubbi sull’effettiva efficienza della macchina amministrativa. Se da un lato i soldi del Fse (Fondo sociale europeo) cominciano a circolare, dall’altro resta la sensazione che una parte di quelle risorse possa finire in un sistema di nomine che poco ha a che fare con la trasparenza.
Ricolfi e la democrazia "limitata": l’Ue come oligarchia secondo il sociologo Luca Ricolfi, l’Italia rappresenta il prototipo di una «democrazia limitata», dove la sovranità popolare viene costantemente inibita da poteri esterni e istituzioni non elettive. «Le autorità europee hanno una concezione oligarchica della politica», afferma, sottolineando come il cosiddetto "wokeismo", seppure in ritirata negli Stati Uniti, continui a trovare terreno fertile nel nostro paese grazie a giudici, Quirinale e influenze esterne. Un quadro che, per Ricolfi, dimostra l’incapacità del sistema di rispondere alle reali esigenze dei cittadini, soffocato da meccanismi decisionali lontani dal controllo democratico.
Madrid, la sinistra scende in piazza contro il riarmo della Nato mentre la Spagna si adegua alle richieste dell’Alleanza atlantica, raggiungendo già quest’anno la soglia del 2% del pil in spesa militare, la sinistra pacifista madrilena ha riempito le strade per protestare contro l’obiettivo del 5% promosso dal segretario generale Mark Rutte. Migliaia di manifestanti hanno sfilato dal Paseo del Prado fino alla Puerta del Sol, denunciando quella che considerano una deriva militarista. Un malumore che, però, sembra destinato a restare minoritario: il governo socialista di Pedro Sánchez, pur con qualche resistenza interna, ha già accettato la linea della Nato.




