Omicidio di Tatiana Tulissi, la Cassazione annulla la condanna per il compagno
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Redazione Interno
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Diciotto anni, sette processi, un’unica verità giudiziaria che cambia volto all’ultimo atto. La prima sezione penale della Corte di Cassazione, accogliendo la linea difensiva degli avvocati Rino Battocletti, Alessandro Gamberini e Cristina Salon, ha annullato senza rinvio la condanna a sedici anni di reclusione inflitta a Paolo Calligaris, l’imprenditore friulano che era stato ritenuto responsabile della morte della compagna Tatiana Tulissi. Il delitto – tre colpi di pistola esplosi l’11 novembre 2008 a Manzano, in provincia di Udine – aveva portato l’uomo, oggi cinquantaseienne, davanti a giudici di diverso orientamento per quasi due decenni. Stavolta, però, gli ermellini sono stati netti: l’imputato non ha commesso il fatto.
L’annullamento senza rinvio e il verdetto della Suprema Corte
A marzo 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Venezia aveva confermato la sentenza di primo grado – quella del Gup di Udine – fissando la pena in sedici anni. Ma la Cassazione, con una decisione che chiude definitivamente il capitolo processuale, ha ribaltato ogni precedente costrutto accusatorio. Gli ermellini hanno infatti stabilito che non fu Calligaris a uccidere l’ex compagna, allora trentasettenne; di conseguenza l’annullamento è stato pronunciato senza la possibilità di un nuovo giudizio d’appello. Si tratta, va detto, di un esito raro nel panorama penale italiano, riservato ai casi in cui l’innocenza dell’imputato emerge con tale chiarezza dagli atti da non richiedere ulteriori accertamenti.
Sette gradi di giudizio e un’inchiesta costellata di ribaltamenti
Per Calligaris si è trattato della settima sentenza in un iter giudiziario che molti osservatori hanno definito tormentato. Dopo l’omicidio consumatosi in una zona residenziale di Manzano, le indagini si erano concentrate fin da subito sulla figura del compagno della vittima, ma le prove – almeno stando alla lettura finale della Suprema Corte – non hanno mai retto a un vaglio rigoroso. Nei mesi scorsi, la difesa aveva insistito sulle incongruenze emerse dalle perizie balistiche e sulla mancanza di un movente solido; elementi, questi, che alla fine hanno convinto i giudici di piazza Cavour a dichiarare l’estraneità di Calligaris ai fatti.
La chiusura di una vicenda controversa a Manzano
La decisione della prima sezione penale mette dunque la parola fine a una lunga scia di udienze, rinvii e sentenze contrastanti. La Procura generale, nelle sue conclusioni, aveva chiesto il rigetto del ricorso, ma la Cassazione ha preferito seguire un’altra strada: quella indicata dagli avvocati difensori, i quali hanno sempre sostenuto che l’imprenditore fosse stato incastrato da un impianto accusatorio fragile. Tatiana Tulissi venne freddata in un contesto che, a distanza di anni, resta privo di un colpevole certo agli occhi della legge. Per Calligaris, che ha sempre proclamato la propria innocenza, si chiude così un incubo durato diciotto anni: sette dei quali spesi davanti a giudici di ogni livello, dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia fino al giudizio di legittimità che lo ha scagionato senza appello.




