La rimonta record di Kimi Antonelli a Monza: una vittoria che vale 60 anni di attesa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sono bastati diciassette giri a Kimi Antonelli per trasformare la disperazione di una partenza dalla diciannovesima piazzola nella più dolce delle rivincite, quella che consegna al ventenne bolognese una fetta di storia della Formula 1 destinata a restare impressa negli annali del motorsport. Il sorpasso decisivo, quello che gli ha spalancato le porte del gradino più alto del podio nel Tempio della Velocità, è stato il ventiseiesimo di una cavalcata che lo ha portato a precedere sul traguardo il compagno di squadra George Russell e l'ex ferrarista Lewis Hamilton, giunto sesto.

Un'impresa che interrompe un digiuno lungo sessant'anni, dall'ultima vittoria italiana a Monza firmata da Ludovico Scarfiotti nel lontano 1966, e che proietta il giovane emiliano in una dimensione che pochi, forse nemmeno lui, avevano osato immaginare all'alba del weekend.

I dati della rimonta e il significato storico della cavalcata

La rimonta di Antonelli rappresenta statisticamente la seconda più imponente della storia della categoria regina, superata soltanto dall'exploit di John Watson a Long Beach nel 1983, quando il britannico partì dalla ventiduesima posizione. La Mercedes W17, la monoposto che il pilota bolognese ha portato al successo, ha dimostrato un passo gara superiore alla concorrenza, ma il dato che più impressiona gli addetti ai lavori è la rapidità con cui il giovane ha scalato la classifica, impiegando meno di un terzo della distanza per portarsi nelle posizioni che contano.

Andrew Shovlin, trackside engineering director della scuderia tedesca, ha sottolineato come Antonelli sia riuscito a superare vetture che, sulla carta, avrebbero potuto creargli maggiori difficoltà, grazie a una strategia a due soste resa possibile dal ritmo eccezionale espresso dalla sua vettura.

Lo sfottò della Mercedes e l'abbraccio dei tifosi della Ferrari

La gioia per il trionfo di Monza ha riaperto, come era prevedibile, il capitolo della rivalità storica tra Mercedes e Ferrari, con la scuderia di Stoccarda che ha colto l'occasione per un elegante ma pungente sfottò via social. «È il primo italiano a vincere a Monza dopo 60 anni», si legge nel post che accompagna l'immagine di Antonelli di fronte a una Mercedes rossa, un messaggio che al Cavallino non è certo piaciuto ma che fotografa un momento di passaggio di consegne nel rapporto tra l'Italia e la Formula 1.

A rendere la scena ancora più simbolica, il corpo a corpo del pilota con la folla che ha invaso la pista per la cerimonia del podio, un tuffo tra le braccia di un pubblico in gran parte vestito di rosso Ferrari che però per una domenica ha acclamato il ragazzo di casa come un eroe nazionale, decretando di fatto la fine dell'egemonia emotiva della rossa sul tracciato brianzolo.

Il valore di un predestinato: il salto dalla F1 al mito

La carriera del giovane bolognese, che ha appena compiuto vent'anni e si affaccia alla sua seconda stagione nella massima serie, sembra già scritta nei libri dei sogni, come racconta la madre Veronica: quando era incinta di Kimi, le prime contrazioni arrivarono mentre stava guardando il film d'animazione Cars, una pellicola che il figlio avrebbe poi rivisto un'infinità di volte. Alla seconda annata in F1, Antonelli non solo è balzato al comando della classifica generale con sette Gran Premi vinti, ma ha assunto i tratti di un campione in grado di incarnare le speranze di un'intera nazione.

La sua stagione, iniziata con una vittoria a Shanghai e proseguita con cinque successi consecutivi, lo ha già consacrato come l'erede dei grandi campioni italiani, da Alberto Tomba a Valentino Rossi, da Marco Pantani a Jannik Sinner, stando alla definizione che ne ha data la Gazzetta dello Sport, che lo ha descritto come un ragazzo della porta accanto diventato supereroe.

Il riscatto dell'ACI, la firma per il futuro e il legame con il MAUTO

Il successo del pilota cresciuto nelle fila dell'ACI prima di essere ingaggiato dalla Mercedes ha assunto un valore particolare per il Presidente dell'Automobile Club d'Italia, Geronimo La Russa, visibilmente commosso nel punto stampa al termine del weekend. Con una voce quasi spenta dall'emozione, La Russa ha ricordato il colloquio avuto con il ragazzo sulla griglia di partenza, quando gli ha chiesto «Kimi, fai la rimonta?», ottenendo in risposta un occhiolino che sembrava già sapere tutto. L'evento ha fatto registrare il record di presenze con oltre 400.000 spettatori nel fine settimana, un numero che impone una riflessione sul futuro del circuito più antico del mondo, per il quale l'ACI ha già firmato la convenzione che ne garantirà l'attività per i prossimi anni.

In questo quadro di rinascita del motorismo italiano, la scuderia tedesca ha colto l'occasione per portare sotto i riflettori il MAUTO di Torino, il Museo nazionale dell’Automobile, che a Monza ha esposto la Monaco Treossi del 1935 e la Mercedes Benz W196R del 1954, la Freccia d'Argento con cui Manuel Fangio dominò il mondo, come a suggellare un ideale passaggio di testimone tra il campionissimo argentino e il nuovo fenomeno italiano.

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