"Non cadrà il cielo", nella guerra a Trump la Cina scava trincee

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Ci sarà da soffrire, ma alla fine saremo liberi». È questo il messaggio che il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese, ha scelto per rispondere all’ultima escalation di Donald Trump nella guerra commerciale. Dopo le festività del Qingming, il giornale ha pubblicato un editoriale in cui minimizza l’impatto dei nuovi dazi annunciati dagli Stati Uniti, sostenendo che, nonostante le ripercussioni, «il cielo non cadrà». Una posizione che, però, stride con le turbolenze dei mercati, dove i timori di un conflitto economico senza precedenti hanno già scatenato reazioni a catena.

Trump, da parte sua, non mostra segni di cedimento. Anzi, ha ribadito con un post su Truth Social l’intenzione di interrompere ogni negoziato con Pechino sui dazi, definendo la Cina un avversario irriducibile. «Tutti i colloqui saranno interrotti subito», ha scritto, aggiungendo che i dialoghi con altri Paesi inizieranno «immediatamente». Una mossa che ha spinto Pechino a replicare con durezza, accusando gli Stati Uniti di «unilateralismo, protezionismo e bullismo economico». La rappresentanza cinese all’Onu ha sottolineato che la Cina «non si farà intimidire», pur riconoscendo che le tariffe aggiuntive avranno un impatto.

Il confronto, in realtà, affonda le radici negli anni del primo mandato di Trump, quando il presidente denunciava il piano Made in China 2025, considerato una dichiarazione di guerra commerciale. Quel progetto, che mirava a rendere la Cina tecnologicamente indipendente dall’Occidente entro cinque anni, era visto come una minaccia agli equilibri globali. «L’economia mondiale è costruita su interdipendenze complesse», osserva l’esperta Amighini, «e Pechino ha cercato di alterarle». Oggi, però, il vero nodo è l’impossibilità di un disaccoppiamento netto tra le due economie, un dilemma che continua ad agitare i mercati e a rendere incerto il futuro degli scambi globali.

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