La Cina valuta l’offerta Usa sui dazi, ma chiede "sincerità"
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Redazione Esteri
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La contesa commerciale tra Stati Uniti e Cina, iniziata sotto l’amministrazione Obama e proseguita con toni sempre più aspri dai suoi successori, ha raggiunto livelli senza precedenti con l’escalation di dazi reciproci voluta da Donald Trump. Ora, però, un primo segnale di distensione arriva da Pechino, che ha dichiarato di essere disposta a valutare la proposta americana di riaprire i negoziati. Una mossa che, seppur cauta, potrebbe rappresentare una svolta in un conflitto economico che rischia di destabilizzare gli equilibri globali, Europa compresa.
Il ministero del Commercio cinese ha sottolineato che qualsiasi dialogo dovrà basarsi sulla "sincerità" degli Stati Uniti, chiedendo la revoca dei dazi unilaterali e la correzione di quelle che Pechino definisce "pratiche sbagliate". «Se vogliono parlare, devono dimostrare di essere pronti ad agire», ha affermato un portavoce, lasciando trapelare una diffidenza che riflette la complessità dei rapporti tra le due potenze. Intanto, in silenzio, la Cina ha già esentato dai dazi circa un quarto delle importazioni statunitensi, un gesto che potrebbe essere letto come un tentativo di alleggerire la tensione senza cedere pubblicamente.
Francesco Sisci, sinologo di fama internazionale, osserva come il Partito Comunista Cinese stia cercando di contrastare gli effetti dei dazi trumpiani puntando sul nazionalismo interno. «La propaganda alimenta il patriottismo per compensare le difficoltà economiche», spiega Sisci in un’intervista, evidenziando la doppia strategia di Pechino: da un lato la fermezza retorica, dall’altro aperture pragmatiche.
Il contesto rimane però delicato. La Cina, che detiene oltre 760 miliardi di dollari in titoli del Tesoro americano e vanta un surplus commerciale enorme verso gli Usa, ha strumenti per esercitare pressioni, ma anche molto da perdere in caso di un’ulteriore escalation. L’Europa, intanto, osserva con preoccupazione, consapevole che una guerra commerciale prolungata potrebbe avere ripercussioni gravi su un’economia già fragile.




