Beverly Hills 90210, il ritorno dei divi dell’adolescenza in streaming

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il giovedì sera, per chi ha superato i quaranta, non era solo l’anticamera del weekend: era un appuntamento sacro, una collezione di riti domestici fatti di telecomandi contesi e di silenzi improvvisi quando partiva la sigla. Adesso che gli anni Novanta sono tornati di moda, anche grazie a operazioni musicali che riportano in auge le atmosfere degli 883, il colosso Sky prova a capitalizzare la nostalgia dei millennial con un’operazione che sembra quasi un’archeologia televisiva. Per la prima volta dal lontano 2001, l’intera epopea di “Beverly Hills 90210” – quella originale, quella con i gemelli Walsh – sbarca in Italia in formato digitale. Dal 3 aprile, tutte e dieci le stagioni (parliamo di 293 episodi, un numero che da solo basterebbe a scoraggiare le maratone dei più deboli di cuore) saranno disponibili su Sky e in streaming su NOW, finalmente libere da quel contenzioso legale sui diritti che per anni ne ha bloccato la diffusione su qualsiasi piattaforma on demand.

L’effetto nostalgia e la caccia al pubblico perduto

La scelta di rimettere in circolazione le storie di Brenda, Brandon, Kelly e Dylan non è certo casuale, né tantomeno dettata da mero spirito filantropico verso i quarantenni di oggi. L’abbonato tipo di Sky, quello che allora guardava la serie su Italia 1 con la paghetta in tasca, oggi ha un mutuo da pagare e probabilmente figli che monopolizzano Netflix. Ma è proprio su quel cordone ombelicale emotivo che la piattaforma punta, offrendo un prodotto che – va detto – non era mai stato reso accessibile in streaming nemmeno per chi avesse voluto cercarlo. La programmazione, inoltre, ha un che di affettuosamente rituale: dal 9 aprile, “Beverly Hills 90210” andrà in onda tutti i giovedì alle 20:30 su Sky Serie, la stessa fascia oraria che occupava trent’anni fa, seppur con un piccolo upgrade tecnologico (gli episodi sono stati rimasterizzati in alta definizione e nel formato 16:9).

Quando trentenni recitavano la parte dei sedicenni

Rivedere oggi quelle puntate, a dirla tutta, produce un curioso effetto straniante. Da una parte c’è la patina glamour di Beverly Hills, quella dei jeep Wrangler, dei cellulari enormi e delle felpe di flanella; dall’altra c’è la consapevolezza, ormai acclarata, che i protagonisti erano tutt’altro che adolescenti. Trentenni veri (o poco meno) che indossavano gli zainetti e fingevano di preoccuparsi per il ballo della scuola, mentre fuori dal set la vita vera – fatta di successi, fallimenti e, purtroppo, di lutti recenti come quelli che hanno colpito Shannen Doherty e Luke Perry – correva velocissima. Eppure, è proprio in quella discrepanza, in quel gioco delle parti, che si nascondeva la magia. Non era credibile, ma era autentico.

Il peso culturale di un teen drama ante litteram

A differenza di quanto si possa pensare liquidando la faccenda come semplice “roba da ragazzini”, “Beverly Hills 90210” fu un vero e proprio spartiacque narrativo. Creata da Darren Star e prodotta da Aaron Spelling, la serie fu la prima a portare sul piccolo schermo temi che la tv per ragazzi aveva sempre accuratamente evitato: l’AIDS, le dipendenze, la violenza sessuale e i disturbi alimentari. Certo, oggi molte di quelle rappresentazioni appaiono ingenue o politicamente scorrette (si pensi alla quasi totale assenza di personaggi non bianchi nel main cast), ma andrebbero lette con gli occhi di un mondo pre-social, in cui parlare di preservativi a scuola era considerato un atto di sovversione. Per chi quella serie l’ha vissuta sulla propria pelle, insomma, tornare a rivedere Brandon che scrive articoli sul “Blaze” non è solo un esercizio di stile. È un modo, se vogliamo, per riannodare i fili di una giovinezza che credevamo di aver sepolto sotto cumuli di responsabilità e bollette da pagare.

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