Ora legale 2026, lancette avanti nella notte tra il 28 e il 29 marzo: si dorme un’ora in meno
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Redazione Interno
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Il passaggio all’ora legale, un appuntamento fisso che da oltre un secolo scandisce l’avvicendarsi delle stagioni nel nostro Paese, per il 2026 è fissato nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo. Alle due del mattino, precise, dovremo spostare le lancette un’ora in avanti, un gesto meccanico che ci farà dormire sessanta minuti in meno ma che, dal giorno seguente, ci regalerà un’ora di luce in più la sera. Un meccanismo, questo, che incide profondamente sulle nostre abitudini quotidiane, influenzando il sonno, gli orari di lavoro e perfino i consumi energetici, e che per la prossima primavera si presenta con una data che alcuni potrebbero percepire come leggermente anticipata. In realtà, come spiegano gli esperti del settore, la data del cambio non è mai fissa ma varia ogni anno, cadendo sempre nell’ultima domenica di marzo: per fare un esempio, se nel 2025 l’appuntamento era il 30 marzo, quest’anno cade il 29, mentre in anni passati, come il 2024, era slittato addirittura al 31, creando quell’oscillazione che porta l’inizio dell’ora legale a muoversi in un arco di sette giorni -1.
Perché il cambio d’ora continua a dividere l’opinione pubblica
L’introduzione dell’ora legale, che in Italia ha una storia lunga e travagliata che parte dal 1916 per poi stabilizzarsi definitivamente solo nel 1966, ha sempre avuto l’obiettivo primario di ridurre i consumi di energia elettrica, sfruttando al massimo le ore di luce naturale durante il periodo primaverile ed estivo. E i numeri, in questo senso, parlano chiaro: secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, nei sette mesi di ora legale del 2025 il risparmio energetico si è attestato intorno ai 330 milioni di kilowattora, un quantitativo che si traduce in un beneficio economico di circa 100 milioni di euro e in una mancata emissione di CO₂ pari a 145mila tonnellate -7-9. Tuttavia, se da un lato i vantaggi in termini di bolletta e di impatto ambientale sono innegabili, dall’altro il dibattito sugli effetti di questo spostamento orario sulla salute delle persone è sempre più acceso e alimentato da studi scientifici che ne mettono in luce le criticità.
Una recente revisione sistematica, coordinata dal Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli in collaborazione con varie università italiane, ha analizzato 27 ricerche condotte in diversi Paesi, giungendo a conclusioni piuttosto nette: il passaggio all’ora legale, quello che ci apprestiamo a vivere a fine marzo, riduce la durata complessiva del sonno e ne aumenta la frammentazione, con un conseguente incremento della sonnolenza diurna -4. Un effetto, questo, che si manifesta con maggiore intensità nei cosiddetti “cronotipi serali”, quelle persone che amano definirsi “gufi” e che tendono naturalmente a coricarsi tardi e ad alzarsi tardi, per le quali lo shock di perdere un’ora di riposo risulta particolarmente traumatico. Al contrario, il ritorno all’ora solare in autunno sembra avere conseguenze più lievi e talvolta persino benefiche, regalandoci un’ora di sonno in più.
Il nodo irrisolto dell’abolizione del doppio cambio orario
Nonostante le evidenze scientifiche e un ampio sostegno popolare a livello europeo — basti ricordare la consultazione pubblica del 2018 in cui l’84% dei 4,6 milioni di cittadini che parteciparono si espresse a favore dell’abolizione del doppio cambio stagionale — la situazione rimane in una fase di stallo normativo -7. La proposta di direttiva avanzata dalla Commissione Europea, che avrebbe dovuto porre fine all’alternanza tra ora solare e ora legale lasciando a ogni Stato membro la scelta su quale orario adottare in via permanente, si è arenata negli ingranaggi della burocrazia, complice anche lo shock della pandemia che ha dirottato l’attenzione dei governi su altre priorità. In Italia, tuttavia, il dibattito è tornato prepotentemente alla ribalta lo scorso novembre, quando una proposta di indagine conoscitiva sostenuta da 352mila firme è stata depositata alla Camera dei Deputati, con l’obiettivo di riaprire il confronto politico e arrivare a una proposta legislativa entro la fine di giugno -7.
L’idea di rendere permanente l’ora legale, caldeggiata da associazioni di consumatori e da società scientifiche come la Sima, trova il suo principale fondamento nei dati sui risparmi energetici, che, proiettati su un intero anno, diventerebbero ancora più significativi. Guardando indietro, tra il 2004 e il 2025, l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora, equivalenti a quasi 2,3 miliardi di euro, un tesoretto che con l’ora legale fissa aumenterebbe ulteriormente -7. Dall’altro lato, però, i medici del sonno mettono in guardia sui potenziali rischi di un’ora “artificiale” che anticipa il levar del sole e posticipa il tramonto: i nostri ritmi circadiani, quelli biologici, sono naturalmente allineati con il ciclo della luce solare, e forzare un orario che non corrisponde a quello “naturale” del sole, con il mezzogiorno che non coincide più con il momento di massima altezza del sole, potrebbe esporre la popolazione a un cronico disallineamento, con conseguenze sulla salute a lungo termine ancora tutte da studiare.
I numeri del risparmio e l’incognita delle bollette
Parallelamente al dibattito sull’ora legale, il governo è intervenuto con misure più immediate per sostenere famiglie e imprese alle prese con il costo dell’energia. A metà febbraio è stato approvato il cosiddetto “Decreto bollette”, un provvedimento complesso che, tra le altre cose, stanzia circa 431 milioni di euro per il 2026 al fine di ridurre gli oneri in bolletta per le aziende, con un risparmio stimato intorno ai 3,4 euro per MWh, a cui si aggiunge un ulteriore taglio di 6,8 euro per MWh da manovre tecniche -2. Per le famiglie, il decreto introduce un contributo straordinario di 115 euro una tantum per i nuclei già beneficiari del bonus sociale elettrico, mentre per coloro che hanno un ISEE fino a 25mila euro è prevista la possibilità, per i venditori, di applicare uno sconto facoltativo legato ai consumi -6.
Il tema energetico, insomma, rimane centrale, e il cambio dell’ora continua a essere visto da molti come una piccola, quotidiana misura di risparmio. La notte del 28 marzo, dunque, pur nel suo essere un gesto semplice e ripetitivo, si carica di significati che vanno ben oltre il semplice spostare le lancette: tocca questioni di salute pubblica, di politica energetica e di un dibattito europeo che, nonostante le apparenze, non si è mai davvero sopito.




