La guerra delle torri 5G si infiamma: Inwit accusa Swisscom di “false dichiarazioni” mentre Tim e Fastweb preparano l’addio (in un decennio)
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Lo scontro, ormai dichiarato e senza mezzi termini, tra Inwit e i suoi principali clienti – vale a dire il gruppo Tim e il polo formato da Fastweb e Vodafane – è esploso nel corso della giornata di ieri, 7 maggio, alimentato da dichiarazioni pubbliche che hanno spinto l’azienda guidata dalle torri di telecomunicazione a una durissima presa di posizione. A finire nel mirino è stato Christoph Aeschlimann, amministratore delegato di Swisscom, la holding che in Italia controlla Fastweb, reo – secondo una nota ufficiale di Inwit – di aver diffuso informazioni “false e tendenziose” durante una conference call con gli analisti finanziari. Il nodo della discordia, già oggetto di un contenzioso legale, riguarda la disdetta del Master Service Agreement (MSA) che legava le parti: mentre Swisscom sostiene che Inwit abbia sistematicamente “rifiutato il dialogo” sulle condizioni economiche, costringendola a uscire dall’accordo, la tower company italiana ribatte con fermezza che la realtà è l’esatto opposto.
La replica senza appello di Inwit e l’offerta di arbitrato
Secondo la ricostruzione fornita da Inwit, dalla quale emerge un quadro diametralmente opposto a quello dipinto dai vertici elvetici, non solo non vi sarebbe stata alcuna chiusura alle trattative, ma l’azienda si sarebbe anzi spinta ben oltre nel tentativo di salvare il rapporto commerciale. “Non corrisponde al vero – si legge nella nota di rettifica diffusa da Radiocor – che Inwit si sia ‘rifiutata di avviare discussioni’ con Fastweb”. La società, infatti, dichiara di aver “reiteratamente offerto concrete soluzioni migliorative dei termini del Msa”, sempre nell’ottica di preservare valore per entrambe le parti, arrivando addirittura a proporre di deviare la lite sulla durata del contratto verso forme di negoziazione assistita o addirittura un arbitrato. Una proposta, quest’ultima, che sarebbe stata però respinta al mittente da Fastweb, accusata da Inwit di aver risposto con una “iniqua revisione delle condizioni” del Msa basata su termini economici esorbitanti applicati con la logica del “prendere o lasciare”. Di fronte a quella che definisce un’intransigenza ingiustificata, Inwit ha dovuto quindi tutelarsi attivando un’istanza cautelare d’urgenza, mentre il giudizio di merito procede a rilento.
Tim e il piano decennale di divorzio su richiesta della Consob
Mentre la polemica tra Inwit e Fastweb divampa sotto gli occhi degli investitori, è emersa contemporaneamente la strategia di lungo periodo di Tim, la quale – pur nella sua complessità operativa – non fa che confermare la volontà, ormai irreversibile, dei grandi operatori di rendersi autonomi dalle infrastrutture passive di Inwit. Interpellata dalla Consob, che ha chiesto delucidazioni proprio a fronte dell’esposto presentato da Inwit dopo la disdetta del contratto, l’azienda guidata da Pietro Labriola ha messo nero su bianco i tempi di un addio che si preannuncia lungo e articolato. Serviranno dai cinque ai dieci anni, ha spiegato il management, per completare la migrazione delle torri: un processo che l’ad di Swisscom ha definito “graduale” (un’affermazione, quest’ultima, che Inwit non ha smentito, limitandosi a contestare la ricostruzione delle cause della rottura). L’operatore telefonico ha svelato di voler sostituire le oltre ventimila torri attualmente in affitto utilizzando tre direttrici principali: subentrare su circa 8.500 infrastrutture già esistenti ma possedute dai concorrenti di Inwit, commissionare a terzi lo sviluppo di 6.000 nuovi siti al ritmo di circa 500 l’anno, e infine, realizzare altri 6.000 impianti in una joint venture ad hoc con la stessa Fastweb.
Tempistiche striminzite e nodi legali ancora tutti da sciogliere
Nonostante la disdetta formale sia già stata notificata, con effetti che scatteranno nell’agosto del 2030, l’operazione di smantellamento fisico e riconfigurazione della rete richiederà quindi un lasso di tempo tale da rendere la separazione molto meno traumatica di quanto le dichiarazioni più bellicose possano far intendere. Da notare, a questo proposito, che Swisscom stessa ha confermato una finestra temporale simile per la propria controllata Fastweb, parlando di un orizzonte che si aggira attorno al lustro. Resta però il fatto che la partita, così come si presenta allo stato attuale, è tutt’altro che chiusa sul piano giudiziario. Inwit, dal canto suo, ha già definito “illegittime” le disdette unilaterali ricevute dai due colossi delle tlc e ha prontamente chiesto al tribunale di sospenderne gli effetti in via cautelare, nella speranza di mantenere in vita i contratti almeno fino a una pronuncia definitiva sul merito della controversia. Si tratta, nell’insieme, di una battaglia complessa che vede contrapposti da una parte l’esigenza di riduzione dei costi infrastrutturali da parte degli operatori mobili (una leva che Labriola ha definito “fondamentale” per competere) e dall’altra il modello di business di Inwit, basato sulla rendita delle torri, una rendita che rischia oggi di essere messa seriamente in discussione dall’alleanza strategica tra i suoi due maggiori inquilini.




