Gaza, l'Unicef: «Qui l'infanzia non sopravvive» mentre proseguono i bombardamenti
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Redazione Esteri
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In settecento giorni di conflitto, che ieri hanno registrato altri sessantanove morti, la Striscia di Gaza continua a essere teatro di un’escalation militare le cui conseguenze umanitarie, denunciate con forza dalle agenzie internazionali, assumono contorni sempre più tragici. Tess Ingram, responsabile della comunicazione dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa, durante una conferenza stampa ha dipinto senza mezzi termini una realtà dove «l'impensabile non si profila; è già qui», definendo Gaza City un luogo «di paura, fuga e funerali» dove l'infanzia stessa non può sopravvivere. Un grido d’allarme che risuona con particolare forza, rimarcando come la situazione sul campo stia rapidamente superando ogni soglia di immaginabile tollerabilità.
In un contesto internazionale teso, si è inserito l’incontro in Vaticano tra papa Leone e il presidente israeliano Isaac Herzog, un faccia a faccia che le cronache descrivono come imbevuto di un gelo difficilmente dissimulabile. Il pontefice, il cui sguardo avrebbe tradito una notevole tensione, ha mantenuto un contegno formalmente cortese ma privo di quelle aperture che avrebbero potuto stemperare la gravità del momento, insistendo con il suo interlocutore sulla necessità di «proteggere tutti i palestinesi» e di lavorare per una tregua e la soluzione dei due Stati. Herzog, dal canto suo, reduce da gesti pesantemente simbolici come l’autografare bombe destinate a Gaza, ha provato a ridimensionare la portata del confronto, descrivendolo sui social come un colloquio «caloroso» centrato sul dialogo interreligioso e la questione degli ostaggi, omettendo del tutto nel suo resoconto ufficiale i richiami alla Palestina.
Parallelamente alla guerra a Gaza, la Cisgiordania vive una sua drammatica quotidianità, ieri funestata da un attacco di coloni israeliani che ha lasciato dieci palestinesi feriti. Episodi che si inseriscono in un quadro di violenza che non conosce soste, alimentando un conflitto che si dipana su fronti molteplici e che sembra allontanare progressivamente qualsiasi prospettiva di dialogo. La frattura emersa dai diversi resoconti dell’incontro vaticano non è che l’emblema di una divergenza profonda, dove le narrazioni appaiono irrimediabilmente distanti.




