Delitto di Torino, Daniela Florea trovata morta nel cassone del letto: c'è un indagato
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Redazione Interno
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Un delitto consumato nel silenzio di un appartamento di periferia, dove la vittima, Daniela Florea, conduceva una vita appartata e riservata. Il corpo senza vita della donna, di origini romene, è stato rinvenuto nella serata di lunedì 20 luglio all'interno della sua abitazione di via Paisiello 17, nel quartiere Barriera di Milano, a Torino. A fare la macabra scoperta sono stati gli agenti della polizia, allertati da un amico che, non riuscendo a contattarla da giorni, si era preoccupato per la sua assenza.
La porta dell'appartamento, ora sigillata, si trova al terzo piano di una palazzina dalle pareti grigie, dove l'odore acre della morte aleggia ancora sul pianerottolo.
Il ritrovamento e lo stato del corpo
La donna, una 35enne madre di un bambino di 6 anni, è stata trovata in avanzato stato di decomposizione, avvolta in un lenzuolo bianco e nascosta all'interno del vano contenitore del letto, un cassone che si è trasformato in una bara improvvisata. L'allarme era scattato anche a causa del forte odore proveniente dall'alloggio, segnalato dai vicini, e per la preoccupazione dei colleghi di lavoro, che non vedevano Daniela presentarsi al suo impiego come colf da diversi giorni.
La scoperta del corpo, in quelle condizioni, ha immediatamente fatto propendere gli inquirenti per una morte violenta, spingendo la procura di Torino, coordinata dal pm Delia Boschetto, ad aprire un fascicolo per omicidio volontario.
Un'indagine tra ombre e silenzi
Gli investigatori della Squadra mobile di Torino, supportati dalla polizia scientifica, si sono subito messi al lavoro per ricostruire le ultime ore di vita di Daniela Florea. Un elemento che ha subito catturato l'attenzione è lo stato dell'appartamento: la casa è stata trovata in perfetto ordine e la porta d'ingresso non presentava segni di effrazione.
Questo particolare, unito all'assenza di tracce di un furto o di una colluttazione, ha portato gli inquirenti a ritenere meno probabile l'ipotesi di un omicidio maturato durante una rapina, orientando invece le indagini verso la cerchia di conoscenze della vittima. L'ipotesi più accreditata, al momento, è che Daniela conoscesse il suo assassino e che gli abbia aperto volontariamente la porta di casa. In questo quadro, si è appreso che esiste un nome iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario.
La vita riservata di Daniela e il dramma del figlio
Daniela Florea, originaria della Romania ma da anni residente a Torino, si era trasferita in via Paisiello solo pochi mesi fa. I vicini la descrivono come una donna «semplice, tranquilla, gentile» e molto riservata, che parlava volentieri solo del figlio, un bambino di 6 anni per il quale, a detta di chi la conosceva, viveva. La sua vita era pressoché invisibile, scandita dal lavoro e dalla cura del piccolo. Negli ultimi giorni, il bambino si trovava con il padre, l'ex compagno della vittima, che è stato sentito a lungo dagli investigatori.
Oltre all'ex marito, gli inquirenti stanno scandagliando anche i rapporti lavorativi della donna, nella speranza di trovare un movente che possa far luce su questa tragica vicenda. Nel frattempo, la procura dei minori ha disposto il collocamento del bambino in una comunità, dopo che qualcuno ha dovuto spiegargli che fine ha fatto la madre.
L'autopsia per fare chiarezza
L'esame autoptico, disposto dalla procura e affidato al medico legale Roberto Testi, è stato eseguito per fare piena luce sulle cause del decesso e per stabilire con maggiore precisione il momento in cui è avvenuta la morte, un elemento reso particolarmente complesso dall'avanzato stato di decomposizione del cadavere.
I risultati dell'autopsia, insieme ai rilievi della scientifica e alle testimonianze raccolte, saranno cruciali per dare una svolta alle indagini e per capire cosa si nasconda dietro quel lenzuolo bianco che ha avvolto Daniela Florea nelle sue ultime ore, in un delitto che ha sconvolto la tranquilla Barriera di Milano.
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