Senza preavviso, a Passo Lavazè muore nel sonno il biatleta norvegese Sivert Bakken

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un dramma, che si è consumato nel silenzio di una stanza d’albergo, ha stroncato la carriera e la vita di un atleta nel pieno delle sue forze. Sivert Guttorm Bakken, promettente biatleta della nazionale norvegese, è morto nel sonno, a soli ventisette anni, durante un ritiro di preparazione a Passo Lavazè, in val di Fiemme. L’episodio, avvenuto nella mattinata del 23 dicembre, ha gettato nello sgomento l’intero ambiente sportivo, interrompendo bruscamente quella fase di riposo e allenamento che precede il rientro in gara. Le prime, scarne informazioni, parlano di un malore improvviso, colto all’interno della struttura ricettiva che da tempo ospita formazioni internazionali, le quali sfruttano le piste e il poligono di tiro dell’altopiano.

La dinamica della scomparsa e l’allarme dei compagni

La tragedia, stando a quanto è stato ricostruito, ha avuto una genesi subdola e rapida. Bakken, che nei giorni precedenti aveva condiviso allenamenti e momenti di vita con i suoi connazionali, non avrebbe dato alcun segno premonitore di malessere. L’allarme è scattato soltanto quando i compagni di squadra, non vedendolo presentarsi come di consueto e non riuscendo a contattarlo telefonicamente nelle prime ore del mattino, hanno deciso di forzare l’accesso alla sua camera. È lì che lo hanno trovato privo di vita, vittima di quello che, fino a quando gli accertamenti non diranno il contrario, viene indicato come un fatale evento cardiaco. Un destino amaro, che ha colpito un giovane atleta mentre il suo era presumibilmente in uno stato di totale rilassamento, lontano dalle fatiche agonistiche.

Una stagione promettente interrotta sul più bello

La sua scomparsa assume un risvolto ancor più straziante se si considerano i recenti risultati, che lasciavano presagire una stagione di altissimo livello in vista degli imminenti appuntamenti olimpici. Bakken, infatti, proveniva da prestazioni di rilievo in Coppa del Mondo: un quinto posto nella sprint di Le Grand-Bornand, appena una settimana fa, e un quarto posto nell’individuale di Östersund all’avvio della stagione invernale. Questi piazzamenti, che lo proiettavano tra i possibili protagonisti della rassegna a cinque cerchi in programma a breve distanza proprio a Tesero, in val di Fiemme, testimoniano il suo stato di forma eccellente e la sua ascesa nel panorama internazionale. La morte, in questo contesto, non appare solo come una privazione personale, ma come l’annullamento di un percorso sportivo maturato con sacrificio.

Il cordoglio e il vuoto nel biathlon mondiale

L’onda d’urto della notizia ha travalicato i confini della squadra norvegese, investendo l’intero circo bianco del biathlon, che in queste ore di festività si trova a fare i conti con un lutto inatteso. Tra le reazioni più toccanti, quella del biatleta italiano Tommaso Giacomel, legato a Bakken da una solida amicizia nata sui percorsi di gara. “Dovevamo fare Capodanno insieme. Ti porterò con me”, ha scritto su un social network, condensando in poche parole il senso di uno sconforto profondo e di un legame che non si spezza. Un dolore che, seppur personale, riflette lo stato d’animo collettivo di un ambiente stretto e familiare, dove atleti e staff condividono mesi di trasferte e di tensioni. La morte di Sivert Bakken lascia un vuoto incolmabile, mentre le indagini delle autorità competenti procedono per accertare le cause esatte del decesso, un iter necessario ma che nulla potrà contro il dato definitivo della perdita.

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