Sivert Bakken, giovane talento del biathlon norvegese, muore a 27 anni durante un ritiro a Passo Lavazè
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Redazione Sport
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La notizia, giunta nelle prime ore della mattinata, ha avuto l'effetto di un brusco risveglio per l'intero circo bianco, che si stringe attorno alla famiglia norvegese. Sivert Guttorm Bakken, una delle giovani promesse più acclamate del biathlon mondiale, è stato trovato esanime nella sua camera d'albergo a Passo Lavazè, in val di Fiemme, dove era impegnato in un periodo di preparazione con alcuni compagni della squadra nazionale. L'allarme è scattato quando, non presentandosi alla colazione all'orario stabilito, è stato cercato dai colleghi, i quali si sono imbattuti in una scena di immobile tragedia. A nulla, stando alle prime ricostruzioni, sono valsi i tentativi di soccorso. Il giovane atleta, la cui carriera era stata segnata due anni prima da un problema cardiaco, ha ceduto a un malore improvviso nel silenzio di una stanza d'albergo, lontano dalle piste innevate che dovevano essere il palcoscenico del suo lavoro quotidiano.
Una carriera promettente interrotta da problemi di salute
Il percorso di Bakken, che nel fiordo degli ori aveva iniziato a brillare con risultati di rilievo nelle categorie giovanili e poi in Coppa del Mondo, aveva conosciuto una battuta d'arresto significativa nel 2022. Una diagnosi di pericardite, un'infiammazione del pericardio che può compromettere la funzionalità cardiaca, lo aveva costretto a una lunga pausa forzata dall'attività agonistica, mettendo a dura prova non solo il suo fisico ma anche le sue ambizioni sportive. Il suo ritorno alle competizioni, seguito con attenzione dagli addetti ai lavori, era visto come una storia di resilienza, un esempio di come si potesse tentare di riconquistare i vertici dopo uno stop dettato dalla salute. Proprio in Trentino, in una località che sarà teatro delle Olimpiadi del 2026, stava cercando di costruire la base per la nuova stagione, lavoro che è stato stroncato sul nascere da quello che appare, nelle sue tragiche dinamiche, come un epilogo legato a quelle stesse vulnerabilità.
Il dolore straziante dei compagni di squadra
Tra le prime voci spezzate dal dolore, emerse con forza quella di un altro giovane campione, molto legato a Bakken con il quale condivideva non solo gli allenamenti ma anche progetti per le festività imminenti. La scomparsa dell'amico ha lasciato un vuoto incolmabile, una ferita che le parole faticano a descrivere, in un ambiente come quello di uno sport individuale ma vissuto in collettivo, dove le connessioni umane si intrecciano profondamente con la competizione. Anche un pilastro del biathlon norvegese, un atleta che ha dominato la scena internazionale, ha voluto ricordare pubblicamente il collega più giovane, sottolineandone non solo il potenziale sportivo, ancora in gran parte da esprimere, ma soprattutto le qualità umane, descrivendolo come un ragazzo di rara bontà. La cronaca nera, in questi casi, si limita a registrare il fatto, ma la sua onda d'urto investe le esistenze di chi rimane, costretto a fare i conti con un'assenza improvvisa e inspiegabile.
La macchina delle indagini e il silenzio delle istituzioni
Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari del 118 e le forze dell'ordine, avviando le consuete e doverose procedure per accertare le cause precise del decesso. Il è stato posto sotto sequestro e trasferito in ospedale, dove sarà l'autopsia a fornire, si spera, elementi definitivi per comprendere la dinamica della morte. Le autorità norvegesi, contattate attraverso i propri canali diplomatici, hanno avviato un coordinamento con le omologhe italiane per gestire gli aspetti burocratici e il rimpatrio della salma. La federazione internazionale di biathlon, così come quella norvegese, ha diffuso comunicati istituzionali, espressioni di cordoglio che però nulla possono sulla concretezza del lutto. L'ambiente, nel suo insieme, rimane in uno stato di shock, sospeso tra il ricordo di ciò che Bakken rappresentava e l'amarezza per ciò che non potrà più diventare.




