L’Italia under 21 travolge la Macedonia del Nord a Empoli e aggancia la Polonia in vetta al girone

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A Empoli, nel silenzio quasi irreale di uno stadio di provincia che diventa spesso il teatro più autentico per il calcio che conta davvero, quello delle nazionali giovanili, l’Italia Under 21 di Silvio Baldini ha messo in scena una prestazione che non lascia spazio a interpretazioni: 4-0 alla Macedonia del Nord, tre punti che valgono una poltrona di primo piano nel girone E di qualificazione agli Europei del 2027, quelli che si giocheranno tra Albania e Serbia. Gli azzurrini, con una partita da recuperare ancora nel cassetto, agganciano la Polonia a quota 18 in vetta alla classifica, consolidando un percorso che finora ha mostrato poche incertezze e una crescita costante.

Il copione, già chiaro nei minuti iniziali, è stato scritto con una velocità che lascia intendere la determinazione del gruppo. Dopo appena tre minuti, Ndour – centrocampista della Fiorentina che sta trovando continuità proprio in questo ciclo di sosta – ha trovato il varco giusto per inserirsi nell’area avversaria, raccogliendo un cross preciso di Bartesaghi, l’esterno sinistro del Milan. Un inserimento chirurgico, il secondo gol in quattro giorni per lui, a testimoniare un momento di forma che Baldini, nel post-partita, ha descritto senza mezzi termini: “È di un livello importante, non deve porsi limiti”. Una frase, quella del ct, che suona come un lasciapassare per un salto di qualità che il ragazzo sembra ormai pronto a compiere.

Baldini, d’altronde, ha costruito questa squadra con una logica chiara: la prestazione prima del risultato, sebbene il risultato – quando arriva così rotondo – finisca per essere la logica conseguenza di un’idea ben assimilata. “Io non gli chiedo il risultato, ma la prestazione”, ha spiegato il tecnico a margine della gara, sottolineando come il gruppo viva l’esperienza del ritiro con una leggerezza che diventa risorsa. Persino Camarda, pur infortunato, ha scelto di restare a stretto contatto con i compagni: un dettaglio, quest’ultimo, che racconta più di mille schemi tattici il clima che si respira nello spogliatoio.

Tridente giovane e geometrie fluide nel 4-3-3 di Baldini

Sul terreno di gioco, le intenzioni si sono tradotte in un 4-3-3 fluido, con il tridente composto da Cherubini, Ekhator e Koleosho a farsi carico della spinta offensiva. Se nel primo tempo, come ha ammesso lo stesso Baldini, “potevamo fare meglio” nella gestione di alcune fasi, la sostanza è stata comunque di quelle che non ammettono repliche. La superiorità tecnica e fisica emersa nel corso dei novanta minuti ha reso la pratica macedone un esercizio di gestione delle energie più che una battaglia vera e propria. Il poker finale, costruito con pazienza e cinismo, ha messo in luce un gruppo che sa essere concreto quando serve, senza mai perdere di vista l’obiettivo più grande.

Nessun passo falso nella corsa verso l’Europeo del 2027

Con questa vittoria, la settima nelle qualificazioni, l’Italia Under 21 si conferma una delle realtà più solide del proprio raggruppamento. Il percorso tracciato finora è lineare: poche sbavature, una capacità di reazione sempre pronta e una rosa che Baldini sta plasmando con mano esperta, mescolando talenti già affacciati al professionismo con elementi in fase di esplosione. La gara in meno rispetto alla Polonia rappresenta un vantaggio da gestire con lucidità, ma il pensiero non si spinge oltre la prossima partita. Perché in questi contesti, come insegna la tradizione del calcio italiano, l’equilibrio si mantiene solo concentrandosi sul campo e su ciò che si può controllare.

Il riferimento, nel post-partita, è tornato più volte alla maturità del gruppo. “Basta dirgli di essere convinti, bastano tre parole”, ha osservato Baldini, quasi a voler sdrammatizzare la complessità del suo lavoro. E forse è proprio in questa semplicità – apparentemente disarmante – che risiede il segreto di una squadra capace di divertirsi anche quando la posta in palio si fa alta. Un approccio, questo, che trasforma il ritiro in un’occasione di crescita condivisa e non in un obbligo da sopportare.

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