Santa Giulia, l'arena dell'hockey per i Giochi 2026 corre contro il tempo
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Redazione Sport
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Cavi a vista, pavimenti ancora segnati dalla calce e colonne che, se ci si avvicina troppo, rischiano di lasciare una traccia di vernice fresca sulla giacca: questo è lo scenario che ha accolto i primi visitatori della Milano Santa Giulia Ice Hockey Arena, l’impianto costruito in meno di due anni per ospitare il torneo di hockey su ghiaccio durante i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026. Nonostante l’apparenza di un cantiere ancora vivo, l'arena ha già aperto le sue porte per un primo evento di prova, rivelando un interno capace di accogliere fino a 11.800 spettatori e, al contempo, una serie di criticità, come l’imprevista apertura di un buco nel ghiaccio durante quella stessa partita inaugurale. I lavori, a cui è dedicato un esercito di operai riconoscibili dalle pettorine e dagli elmetti, procedono senza sosta per rispettare una scadenza improrogabile, in una corsa affannosa che si snoda tra la struttura interna e le aree esterne, dove le gru sono ancora protagoniste del panorama.
Un viaggio rapido, un arrivo in cantiere
L’accesso all’impianto, una volta completata la rete di trasporti, promette di essere fra i punti di forza dell’operazione: dalla fermata della metropolitana gialla, la linea 3, situata a poca distanza, si potrà raggiungere il villaggio olimpico di Porta Romana in sole cinque fermate, mentre dal Duomo il tragitto fino a Rogoredo, quartiere che dà il nome all’arena, richiederà appena un quarto d’ora per otto stazioni. Tuttavia, al momento, il percorso pedonale che dai controlli di sicurezza conduce all’ingresso principale si trasforma in una passeggiata di circa trecento metri attraverso un’area ancora profondamente segnata dai lavori, suscitando inevitabili perplessità tra coloro che si chiedono come tutto possa essere ultimato nei tempi strettissimi che restano a disposizione.
L’interno tra funzionalità e provvisorietà
Oltre le lunghe tende di plastica che separano gli spogliatoi dal corridoio per la pista, delimitato solo da un nastro azzurro, si respira l’aria della provvisorietà. La “pancia” della struttura, sebbene già operativa, racconta nel dettaglio la frenesia delle ultime settimane: ogni elemento, dai sistemi elettrici ancora parzialmente da completare alle finiture, parla di un progetto che sta scrivendo il suo capitolo conclusivo in diretta. Nonostante ciò, la capienza e la disposizione degli spazi confermano che l’obiettivo primario – creare un palazzetto all’altezza di un evento olimpico – è stato centrato, pur nell’imperfetta cornice di un cantiere che fatica a diventare memoria.
La sfida della messa a punto
L’episodio del buco apertosi sulla superficie di gioco durante il primo match ha posto in luce, al di là dell’inevitabile impressione negativa, la delicatezza della fase di collaudo e la necessità di affinare ogni meccanismo, dall’impianto di refrigerazione alla manutenzione ordinaria, in vista della kermesse internazionale. Il lavoro dei tecnici, in questa fase, è diventato ancor più minuzioso, poiché ogni dettaglio potrà fare la differenza quando i riflettori del mondo saranno puntati su quell’ovale di ghiaccio. La promessa di consegnare l’opera completa entro una data precisa, il 25 del mese, suona come l’ultimo, decisivo sprint di una maratona progettuale e costruttiva iniziata sotto i migliori auspici e proseguita tra le inevitabili asperità del cronoprogramma.




