Trump non sarà a Milano, niente finale di hockey all’Arena Santa Giulia per il presidente Usa
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Redazione Sport
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Era stata un’ipotesi destinata a tenere banco fino all’ultimo, alimentata da dichiarazioni elusive e da un silenzio da parte della Casa Bianca che, a suo modo, parlava chiaro; e invece, a poche ore dal faccia a faccia decisivo per l’oro olimpico, la fumata bianca tanto attesa non è mai arrivata. Donald Trump, nonostante le voci insistenti che lo volevano in procinto di varcare l’oceano a bordo dell’Air Force One, non assisterà domenica 22 febbraio alla finale di hockey su ghiaccio maschile tra Stati Uniti e Canada. La notizia, che ha iniziato a circolare nelle prime ore di sabato, è stata confermata da fonti diplomatiche alle autorità italiane: il viaggio del tycoon, atteso inizialmente per un blitz lampo che avrebbe dovuto toccare Milano e poi Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, è stato definitivamente cancellato -1.
La macchina organizzativa, che nei giorni scorsi aveva cominciato a mettere a punto un dispositivo di sicurezza complesso – complice l’esperienza maturata con la visita del vicepresidente JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio durante la cerimonia d’apertura – era stata tenuta in stato di allerta, pronta a scattare non appena la squadra a stelle e strisce avesse conquistato sul ghiaccio il biglietto per la finalissima -6-9. Era successo venerdì sera, con il netto 6-2 inflitto alla Slovacchia, un risultato che aveva spalancato le porte della partita per l’oro e, si pensava, quelle di una possibile visita presidenziale -3. L’attesa, però, è durata soltanto poche ore: già nella tarda mattinata di sabato 21 febbraio, le indiscrezioni raccolte da fonti qualificate parlavano di un dietrofront, con conseguente disattivazione di tutti i piani predisposti per l’accoglienza del capo della Casa Bianca.
Una finale dal peso specifico enorme, giocata anche fuori dal ghiaccio
Che la partita tra Stati Uniti e Canada rappresenti molto più di una semplice gara sportiva è cosa nota, e lo scenario geopolitico attuale non ha fatto che aggiungere ulteriore benzina sul fuoco di una rivalità antica. Il Canada, che i bookmaker davano favorito e che ha strappato la finale rimontando la Finlandia per 3-2, si trova ad affrontare gli Stati Uniti in un clima reso incandescente dalle recenti uscite del presidente americano, il quale non ha mai nascosto una certa visione paternalistica nei confronti del vicino nordamericano, arrivando a metterne in discussione la sovranità in più di un’occasione pubblica -3-8. Se da un lato il fronte canadese si stringe attorno alla propria squadra – un simbolo di resilienza e identità nazionale – dall’altro gli Stati Uniti inseguono un oro maschile che manca in bacheca addirittura dal 1980, quando una squadra di giovani universitari compì l’impresa di battere l’allora Unione Sovietica -3.
La possibilità di una presenza di Trump sugli spalti dell’Arena Santa Giulia – un impianto da 18mila spettatori – avrebbe trasformato la finalissima in un palcoscenico mediatico globale dai contorni ancora più amplificati. In molti, nei giorni scorsi, avevano ipotizzato che il viaggio fosse subordinato proprio al superamento della semifinale da parte degli americani, ma a quanto pare la volontà del presidente non ha superato il vaglio delle valutazioni logistiche e di sicurezza, o forse di opportunità politica -5. Quello che è certo è che gli uffici della questura e le varie task force coinvolte, che avevano già iniziato a studiare scenari alternativi per garantire l’incolumità del leader Usa e la fluidità di uno spostamento così delicato, possono ora tirare un sospiro di sollievo, seppur parziale.
Né a Milano né a Verona, la delegazione viaggerà senza il numero uno
La notizia del mancato arrivo del presidente impone una riorganizzazione anche per la cerimonia di chiusura in programma la sera di domenica all’Arena di Verona, dove inizialmente Trump avrebbe dovuto concludere la sua fugace trasferta italiana. Al suo posto, a guidare la delegazione americana nell’evento che segnerà il passaggio di testimone alle Alpi francesi per i Giochi del 2030, ci sarà probabilmente Linda McMahon, segretario all’Istruzione degli Stati Uniti, come del resto era stato annunciato nei giorni scorsi dalla stessa Casa Bianca nel caso in cui il presidente avesse dovuto rinunciare -7. Con lei, il neo ambasciatore in Italia Tilman J. Fertitta e la leggenda dell’hockey Ryan Suter, a testimonianza di una volontà di presenziare comunque a un evento di portata planetaria, seppur con un profilo inevitabilmente più basso.
Resta ora da capire se questa assenza peserà sull’umore e sulla concentrazione della squadra a stelle e strisce, chiamata a rispondere sul ghiaccio a una nazionale canadese che, dal canto suo, potrà contare su un tifo probabilmente più coeso e libero da condizionamenti extra-sportivi. I riflettori, d’altronde, erano già puntati su questa finale, considerata la classica per eccellenza di questa disciplina, ma senza il tycoon in tribuna l’attenzione tornerà a concentrarsi esclusivamente sugli atleti, sul loro gesto atletico e su una rivalità sportiva che, almeno per un giorno, non avrà bisogno di ulteriori narrazioni politiche per essere raccontata.




