Milano-Sanremo 2026, la sfida dei fenomeni: Pogacar e Van der Poel pronti a infiammare la Classicissima
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Sono bastati pochi minuti dopo il via ufficiale, dato alle 10.12 da Pavia, per vedere la prima, inevitabile fiammata. Nella 117ª edizione della Classicissima, quella che per tradizione apre il calendario dei Monumenti, il ritmo folle imposto sin dal km zero ha raccontato subito le intenzioni di una corsa che si preannuncia combattuta: la prima ora di gara è stata coperta alla media record di 46 km/h, un dato che certifica la tensione palpabile tra i big. Sulle strade che portano verso la Riviera Ligure, il gruppo si è già spezzato con un tentativo a nove, composto da sette italiani – tra cui Mirco Maestri, Manuele Tarozzi e Manlio Moro – che hanno tentato subito l'allungo, accumulando un vantaggio massimo di circa quattro minuti prima che la macchina dei favoriti iniziasse a regolare il passo.
A catalizzare l’attenzione, prima ancora dello sparo del via, è stato il confronto a distanza tra i due giganti che dominano la scena. Da un lato Mathieu van der Poel, il campione del mondo di ciclocross che sulla Sanremo ha costruito una piccola leggenda personale, avendola già vinta nel 2023 e bissata nel 2025; dall’altro Tadej Pogacar, il fuoriclasse sloveno, detentore della maglia iridata su strada, che insegue quella che è diventata un’autentica ossessione. Per lui, capace di vincere ovunque e di recente trionfatore in solitaria alla Strade Bianche, la Milano-Sanremo rappresenta il tabù più ostico, l’unico Monumento (insieme alla Parigi-Roubaix) che manca a un palmarès già paragonabile a quello dei più grandi della storia. Alla presentazione delle squadre nel centro di Pavia, il pubblico ha tributato l’applauso più caloroso proprio a lui, mentre con Van der Poel c’è stato spazio per un sorriso e uno scherzo: la tensione c’è, ma anche il rispetto tra due fuoriclasse che si conoscono a memoria.
L’equilibrio instabile del percorso e le carte italiane
Il percorso, lungo 298 chilometri, ripropone la geografia classica della corsa: dopo la discesa dal Passo del Turchino, il gruppo affronterà i cosiddetti Tre Capi (Mele, Cervo e Berta) prima di entrare nel vivo con la doppietta decisiva della Cipressa e del Poggio. È proprio su queste due ascese, la prima lunga 5,6 km e la seconda situata a soli 5 km dal traguardo di via Roma, che si deciderà il verdetto. La natura di queste salite, non eccessivamente dure, gioca a favore di Van der Poel, la cui esplosività in volata ristretta lo rende l’uomo da battere; per Pogacar, che negli ultimi tre anni ha chiuso con un terzo e un secondo posto, la sfida è quella di trovare il punto esatto in cui attaccare per logorare l’olandese prima dell’arrivo.
In questo quadro tattico, a rappresentare le speranze italiane c’è Filippo Ganna, l’unico che lo scorso anno riuscì a tenere la ruota dei due fuoriclasse fino alla volata finale, chiudendo per la seconda volta in carriera al secondo posto in via Roma. Il piemontese, che può contare su una potenza straordinaria esaltata dai lunghi rettilinei finali, arriva a questa Classicissima dopo aver dominato la cronometro della Tirreno-Adriatico, un segnale che la sua condizione è ai massimi livelli. Se il duello tra i due campioni iridati dovesse paralizzarsi a vicenda, Ganna rappresenta il "terzo incomodo" più accreditato, senza dimenticare la presenza di un altro britannico temibile come Tom Pidcock, fresco vincitore della Milano-Torino.
Fuga a nove e tattiche a cielo aperto
La prima fase di gara ha confermato l’approccio classico alla corsa più lunga del World Tour, con il plotone principale che concede spazio all’azione dei battistrada. Il gruppetto di nove fuggitivi, che includeva un nutrito drappello di italiani, ha costruito un margine che ha sfiorato i 4 minuti, ma il controllo esercitato dalle squadre dei favoriti – in particolare UAE Emirates e Alpecin-Deceuninck – ha mantenuto il vantaggio su un’oscillazione controllata, attualmente sceso a 3'10". La gestione delle risorse in questa fase è cruciale, soprattutto in vista delle ultime due ore di corsa dove il vento e la posizione in gruppo diventeranno fattori determinanti.
Per Pogacar, che sogna di bissare la vittoria come fece nel 2014 il suo connazionale e ora direttore sportivo, la questione tattica è un rompicapo affascinante. La tentazione di forzare sulla Cipressa, come tentato lo scorso anno, è sempre presente, ma la presenza di Van der Poel – che ha dichiarato di aspettarsi proprio quel tipo di attacco – costringe a valutare l’opportunità di logorarlo lungo i 22 km pianeggianti che separano la cima della Cipressa dall’attacco al Poggio. Dall’altra parte, Van der Poel si affida alla sua esperienza e alla capacità di leggere la corsa: ha già dimostrato di saper resistere agli strappi dello sloveno e di avere la freddezza per giocarsi il tutto per tutto in una volata di ristretta entità, forte anche del supporto di un velocista del calibro di Jasper Philipsen, vincitore nel 2024.
La strada verso Sanremo tra velocità e studio del vento
Mentre la carovana sfreccia verso la Liguria, le previsioni meteorologiche favorevoli lasciano presagire un finale secco e senza il condizionamento della pioggia, elemento che in passato ha spesso sconvolto i pronostici. L’attenzione degli addetti ai lavori è focalizzata sui cambi di ritmo che potrebbero verificarsi nella salita del Poggio, l’ultima asperità prima del traguardo. La discesa che segue, tecnica e veloce, con le sue curve insidiose, sarà il teatro dell’ultimo assalto: qui, chi ha ancora energie può tentare il tutto per tutto, come fece Ganna lo scorso anno per ricucire su Van der Poel e Pogacar.
La presenza in gara di squadre con formazioni pensate per il finale di massa tiene alta la tensione, ma la sensazione diffusa è che il copione possa essere quello di una selezione d’élite. Gli italiani rimasti nella fuga iniziale hanno il compito di rappresentare il territorio, ma il cuore pulsante della corsa batte tra i big. Per Pogacar, questa Sanremo è molto più di una semplice classica: è la prova che anche il sogno di completare la raccolta dei Monumenti può diventare realtà; per Van der Poel, è l’opportunità di scrivere un’altra pagina di storia, diventando il dominatore assoluto di una delle gare più antiche del ciclismo. L’attesa è destinata a sciogliersi solo quando il rettilineo di via Roma si stenderà davanti ai pochi superstiti di una battaglia combattuta per quasi trecento chilometri.




