Gaza, 648 giorni di guerra: nuovi massacri mentre dodici Paesi annunciano embargo contro Israele

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il genocidio israelo-statunitense nella Striscia di Gaza entra nel suo 648° giorno, le forze di occupazione – sostenute politicamente e militarmente da Washington e da diversi governi europei e arabi – continuano a colpire senza tregua. Oggi, almeno 42 palestinesi, tra cui undici bambini, sono stati uccisi in diversi attacchi, secondo quanto riportano i media internazionali. Di questi, diciannove hanno perso la vita in un centro di distribuzione aiuti gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (Ghf) a Khan Younis, dove la folla, in cerca di cibo, è stata travolta dal panico dopo l’uso di gas lacrimogeni. Fonti locali parlano di soffocamento tra la calca, in quello che si aggiunge alla lunga serie di stragi contro civili inermi.

Nonostante la fine unilaterale del cessate il fuoco da parte di Israele, proclamata centoventi giorni fa, gli attacchi aerei e i bombardamenti di artiglieria non si sono fermati, prendendo di mira abitazioni, tendopoli e persino strutture sanitarie. Solo nelle ultime ventiquattr’ore, il bilancio è salito a novantaquattro vittime, mentre un raid israeliano ha colpito anche Damasco, ampliando ulteriormente il raggio del conflitto.

Intanto, dodici Paesi hanno annunciato l’adozione di un embargo coordinato contro Tel Aviv, definendolo una risposta necessaria per porre fine all’"era dell’impunità". Le misure includono il blocco delle forniture militari, la sospensione degli appalti pubblici legati agli insediamenti illegali nei Territori occupati e l’impegno a rispettare le sentenze dei tribunali internazionali. Una mossa che, se applicata con rigore, potrebbe segnare un punto di svolta nelle pressioni diplomatiche su Israele, il cui governo – già diviso al suo interno – rischia ulteriori crisi politiche.

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