Gaza, tra massacri e aiuti: "Prima non era meglio, ma ora si rischia di farsi ammazzare"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i gazawi tentano di sopravvivere alla carestia e ai bombardamenti, adattandosi a un sistema di distribuzione degli aiuti che li espone a rischi mortali, emergono testimonianze agghiaccianti sui metodi delle forze israeliane. "Un due tre stella", il gioco infantile noto in Israele come Salted fish, diventa una macabra metafora per descrivere come i soldati ricevano l’ordine di sparare ai civili inermi, secondo quanto rivelato da un’inchiesta di Haaretz. Le dichiarazioni dei militari, che parlano di centri di distribuzione trasformati in "campi di sterminio", hanno spinto l’Idf ad avviare un’indagine interna, sebbene le uccisioni continuino.

Nei pressi dei punti di consegna gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), dove i palestinesi si radunano per ricevere farina, olio o zucchero, gli spari sarebbero sistematici e indiscriminati. "La nostra unica forma di comunicazione è il fuore", avrebbero confessato alcuni soldati, descrivendo una routine di violenza che non risparmia neanche chi cerca solo di sfamare la propria famiglia. Medici Senza Frontiere denuncia una "distribuzione mascherata da aiuto", definendola una trappola mortale: pazienti feriti o uccisi arrivano ogni giorno nelle cliniche, come quella di Al-Mawasi, dopo essere stati colpiti mentre facevano la fila per il cibo.

L’avvocatura generale militare israeliana ha ordinato al comando di investigare su possibili crimini di guerra, dopo che episodi con decine di vittime sono stati discussi in una riunione questa settimana. Ma le sparatorie, come quella avvenuta in un mercato con un bilancio di 72 morti, non accennano a fermarsi. Intanto, gli Stati Uniti – con Trump nuovamente alla Casa Bianca – valutano incentivi economici per riavviare i negoziati con l’Iran, mentre la crisi umanitaria a Gaza si approfondisce.

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