Ancelotti, il sopracciglio e la mancanza di rispetto: il pareggio del Brasile che scatena la bufera
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Redazione Sport
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East Rutherford – Il celeberrimo sopracciglio di Carlo Ancelotti, quello che nei decenni passati aveva annunciato rimonte epiche o sconfitte storiche ai tempi del Milan e del Real Madrid, si è inarcato più del solito nella notte del MetLife Stadium. Il suo Brasile, dato tra i favoriti alla vigilia di questi Mondiali casalinghi (sebbene giochi in Nord America), ha esordito con un pareggio che sa di smacco: 1-1 contro il Marocco.
Un risultato, questo, che rischia di trasformarsi in un caso mediatico non tanto per il punteggio in sé, quanto per la reazione furibonda del commissario tecnico italiano. A salvare la faccia ai verdeoro ci ha pensato Vinicius Junior, il cui gol al 32' ha cancellato il vantaggio iniziale di Saibari, ma la prestazione opaca della squadra ha scatenato l’ira di Carletto, che nel post-partita ha puntato il dito contro l’organizzazione della Fifa, definendo la gestione della conferenza stampa "una mancanza di rispetto".
L’analisi tecnica di un flop annunciato: ansia e possessi regalati
Per comprendere il nervosismo del tecnico di Reggiolo, occorre partire da quanto accaduto sul rettangolo verde. Per larghi tratti del primo tempo, il Brasile è apparso irriconoscibile: la pressione africana, come ammesso dallo stesso Ancelotti, ha letteralmente sbriciolato la manovra verdeoro. "Eravamo troppo nervosi – avrebbe spiegato a caldo – perdevamo palloni in continuazione e mancavamo di equilibrio".
Il Marocco, vero e proprio schiacciasassi tattico, ha messo in difficoltà la difesa brasiliana con transizioni fulminee, un aspetto che il ct italiano non ha potuto fare a meno di sottolineare con un certo rammarico. Se da un lato il pareggio è stato strappato da un guizzo di Vinicius, dall’altro la sensazione, per i cronisti presenti, era che la Selecao fosse sull’orlo del baratro fisico e mentale.
Ancelotti, pur salvando la reazione della squadra nella ripresa, non ha nascosto l’evidenza: c’è molto lavoro da fare, e quel "dobbiamo migliorare" ripetuto come un mantra non è stato solo una frase fatta, ma l’ammissione di un progetto di gioco ancora acerbo.
Il "duello" in sala stampa: risposte secche e il caso Endrick
Quando la partita è finita, però, il vero match si è giocato a bordo campo. Ancelotti, già visibilmente irritato per la prestazione della sua squadra, si è trovato catapultato in una conferenza stampa gestita, a suo dire, in modo approssimativo. Il primo scontro è avvenuto con i giornalisti brasiliani, i quali, bruciati da questo pari inaspettato, gli hanno subito chiesto conto delle scelte tecniche, in particolare quella relativa al giovane Endrick, lasciato inspiegabilmente in panchina. La risposta di Ancelotti è stata glaciale: "Non sono qui per parlare dei singoli".
E ancora, quando gli è stato chiesto di un timing dei cambi ritenuto tardivo, il tecnico ha ribattuto con una puntualizzazione quasi maniacale: "Ho fatto due cambi all’intervallo e uno al 59'. Ha capito? Non mi pare di aver perso tempo". Questa difesa ad oltranza del gruppo (e di sé stesso) ha messo in luce una frattura sottile: quella tra l’approccio analitico europeo di Ancelotti, abituato a gestire i fenomeni con distacco, e la pressione totalizzante del popolo brasiliano, che vive ogni singola sostituzione come un evento nazionale.
La bufera Fifa: "Mancanza di rispetto" per l’acustica e la logistica
Tuttavia, la stoccata più violenta non è stata indirizzata ai suoi giocatori né alla stampa, ma direttamente ai vertici del calcio mondiale. Secondo quanto ricostruito da diverse fonti presenti nel post-partita, Ancelotti si è lasciato andare a un duro sfogo contro i rappresentanti della Fifa presenti. Il motivo scatenante? L’acustica disastrosa della sala stampa, allestita – particolare non di poco conto – sotto un tendone dove il rimbombo dei generatori rendeva impossibile sentire le domande.
"Questa è una mancanza di rispetto", avrebbe tuonato l’allenatore, visibilmente seccato dalla confusione e dal caos logistico che regnava nella mixed zone. Questa irritazione, mescolata alla delusione per il risultato, ha prodotto un cocktail esplosivo che ha trasformato una semplice conferenza in un atto d’accusa. A nulla sono servite le rassicurazioni sulla possibilità di recuperare terreno nelle prossime gare, visto che i Mondiali non si vincono certo alla prima partita.
Il dado è tratto: l’avventura di Ancelotti sulla panchina più ambita del mondo inizia all’insegna della tensione, con un conto aperto con la federazione mondiale e una squadra che, forse, non è ancora pronta a seguire il suo verbo.
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