Scorte di missili USA, Patriot e THAAD ai minimi dopo l’Iran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le scorte di missili USA sono state pesantemente ridotte dai 39 giorni di bombardamenti e operazioni di difesa aerea condotti nel Golfo Persico, al punto che per ricostituire alcuni degli arsenali potrebbero servire anni. Il conflitto con l’Iran, indicato dagli Stati Uniti come operazione Epic Fury, ha assorbito una parte consistente delle munizioni considerate fondamentali per le forze americane. Il consumo riguarda in particolare sistemi sofisticati destinati alla difesa antimissile, all’intercettazione e agli attacchi di precisione. La conseguenza indicata dai pianificatori militari è una possibile finestra di vulnerabilità, soprattutto nell’eventualità di un nuovo conflitto nel Pacifico occidentale, mentre cresce l’attenzione anche sulle capacità disponibili in Europa.

Patriot, THAAD e ATACMS: quali scorte preoccupano il Pentagono

Tra i sistemi che hanno registrato il consumo più elevato figurano gli intercettori PAC-3 utilizzati dai Patriot e i sistemi THAAD, entrambi centrali nella difesa contro le minacce missilistiche. A questi si aggiungono alcuni strumenti per l’intercettazione dei droni, i missili terra-terra ATACMS a lunga gittata e alta precisione e munizioni di precisione come le bombe plananti AGM-154. La quantità di armamenti impiegata nella guerra contro l’Iran avrebbe raggiunto livelli tali da alimentare forti preoccupazioni all’interno del Pentagono. Il problema non riguarda soltanto quanto è stato utilizzato durante le operazioni, ma soprattutto il tempo necessario per riportare gli arsenali statunitensi ai livelli precedenti e mantenere contemporaneamente una capacità di risposta su più aree strategiche.

La situazione viene descritta come particolarmente delicata in Europa. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal sulla base delle dichiarazioni di funzionari statunitensi, le disponibilità americane di intercettori PAC-3 per i sistemi Patriot e di missili terra-terra ATACMS sarebbero considerate da alcuni funzionari “oltre il livello critico”. Il dato aumenta il peso della questione perché gli Stati Uniti devono distribuire le proprie risorse militari tra scenari differenti, mentre le minacce prese in considerazione dai pianificatori comprendono sia la Cina sia la Russia. L’erosione delle riserve provocata dalle operazioni contro l’Iran viene quindi osservata non soltanto in relazione al Medio Oriente, ma anche per i possibili effetti sulla presenza e sulla capacità di reazione americana in Europa e in Asia.

Il dispiegamento in Medio Oriente e il rischio di indebolire gli USA

Le preoccupazioni riguardano anche la sostenibilità dell’attuale dispiegamento militare statunitense in Medio Oriente. Un documento intercettato dal Washington Post mostra divisioni tra l’Amministrazione americana e i comandanti sulle scelte militari legate alla crisi iraniana. Secondo quanto emerge, mantenere nel medio periodo l’attuale livello di forze necessario ad affrontare la situazione in Iran viene considerato insostenibile e potrebbe ridurre la capacità degli Stati Uniti di fronteggiare altre minacce alla propria sicurezza. Il rischio indicato non si limita agli scenari internazionali: il documento richiama anche la possibilità che l’impegno prolungato possa incidere sulle risorse disponibili per rispondere a esigenze di sicurezza all’interno degli stessi confini americani.

All’interno del Pentagono le critiche si concentrano proprio sull’intensità con cui sono stati utilizzati alcuni degli armamenti più avanzati. La guerra a tappe contro l’Iran avrebbe prodotto un consumo elevatissimo di sistemi che non possono essere rapidamente sostituiti, rendendo il ripristino delle riserve una delle principali preoccupazioni per la pianificazione militare statunitense. In questo contesto viene richiamato anche il tema della capacità americana di sostenere contemporaneamente più crisi, mentre Cina e Russia restano tra le minacce considerate dai funzionari. Il punto emerso dalle valutazioni militari è che l’impiego massiccio di Patriot, THAAD, ATACMS e altre munizioni di precisione non si esaurisce con la fine delle operazioni, perché lascia aperto il problema della disponibilità degli arsenali per eventuali nuovi scenari.

Perché ricostruire gli arsenali americani diventa decisivo

Il tempo necessario a ricostituire le scorte assume così un ruolo centrale nelle valutazioni delle forze armate statunitensi. Dopo 39 giorni di campagna tra bombardamenti e difesa aerea, il munizionamento chiave risulta fortemente ridotto e la possibilità che siano necessari anni per recuperare le disponibilità precedenti alimenta l’allarme sulla tenuta degli arsenali. Il problema coinvolge sistemi diversi, dagli intercettori Patriot PAC-3 ai THAAD fino agli ATACMS e alle munizioni AGM-154, e mette in relazione direttamente il consumo registrato in Medio Oriente con la capacità di sostenere altri impegni. Le valutazioni riportate mostrano quindi una tensione crescente tra le esigenze immediate della guerra contro l’Iran e la necessità di mantenere risorse sufficienti per affrontare eventuali crisi in Europa, in Asia e negli altri scenari considerati strategici dagli Stati Uniti.

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