Tensione al confine tra Thailandia e Cambogia: Shinawatra e Hun Sen tra diplomazia e scontri armati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi al confine tra Thailandia e Cambogia, la più violenta degli ultimi tredici anni, ha spinto migliaia di civili a cercare rifugio, mentre i valichi restano chiusi, eccezion fatta per le emergenze mediche. A Pong Nam Ron, nella provincia thailandese di Chanthaburi, centinaia di cambogiani, con pochi averi al seguito, attendono invano di poter attraversare la frontiera, bloccata dalle autorità di Bangkok. Le dichiarazioni ufficiali di entrambi i governi – che si accusano reciprocamente di aver agito per legittima difesa – lasciano poco spazio alla de-escalation, nonostante i ripetuti appelli alla mediazione internazionale.

In questo contesto, le parole della premier thailandese Paetongtarn Shinawatra, figlia dell’ex leader Thaksin e spesso definita “premier bambina” per la sua giovane età e l’eredità politica ingombrante, suonano come un tentativo di distensione. «Non voglio che Sua Eccellenza si senta scontento o arrabbiato», ha dichiarato il 15 giugno, riferendosi a Hun Sen, il leader cambogiano che da decenni guida il Paese con pugno di ferro. «Non è affatto nostra intenzione», ha aggiunto, sottolineando come la Thailandia non abbia «intrapreso alcuna azione» per aggravare la situazione. Tuttavia, le sue rassicurazioni sembrano scontrarsi con la realtà degli scontri, che hanno già causato vittime e sfollati, e con le accuse reciproche tra i due eserciti.

La Chiesa cattolica thailandese, attraverso monsignor Arpondarattana, ha espresso preoccupazione per un conflitto che «nasce da cuori non riconciliati, più che da confini contesi». Mentre le diocesi locali organizzano aiuti per i profughi, il presule insiste sul valore della riconciliazione, in netto contrasto con la retorica militarista che domina il dibattito pubblico. Le sue parole, però, rischiano di restare inascoltate in un confronto dove la posta in gioco – oltre ai territori disputati – è anche politica: per Hun Sen, che da anni consolida il proprio potere reprimendo ogni opposizione, e per Shinawatra, alle prese con una fragile maggioranza e il peso di un cognome che divide il Paese.

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