Garlasco, gli audio inediti e le dichiarazioni di Bruzzone che riaprono lo scenario del delitto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le frequenze televisive, in questi giorni, vengono nuovamente squarciate da un’eco che proviene dal passato giudiziario di Garlasco, sebbene si tratti di un passato che sembra rifiutarsi ostinatamente di diventare polvere. A riaccendere i riflettori non è un nuovo sopralluogo dei Ris, bensì una serie di dichiarazioni rilasciate dalla criminologa Roberta Bruzzone nel corso dell’ultima puntata di “Quarto Grado”, andata in onda il 10 aprile. La professoressa, rispondendo alle domande del conduttore Gianluigi Nuzzi, ha infatti rivelato l’esistenza di alcuni audio che, a suo avviso, possiedono il potenziale per riscrivere l’intera geografia dell’omicidio di Chiara Poggi. Non si tratterebbe di semplici chiacchiere da salotto, ma di registrazioni che configurerebbero precisi illeciti penali, delineando una pista alternativa che coinvolgerebbe ben tre individui.

L’enigma degli audio e il deposito in Procura

Una delle domande che più hanno infiammato il dibattito in trasmissione riguarda la collocazione fisica di questi materiali e le ragioni per cui non siano ancora stati formalmente acquisiti dagli inquirenti. Bruzzone ha voluto rassicurare il pubblico e i vertici giudiziari, specificando che i file non sono affatto dispersi nel nulla, bensì custoditi “nelle mani sicure di un avvocato che sa come le deve gestire”. La mancata consegna alla Procura, ha chiarito, dipende esclusivamente da “passaggi formali” che devono ancora essere ultimati; un aspetto, questo, che potrebbe apparire come un semplice dettaglio burocratico ma che in realtà riveste un’importanza capitale per la tenuta della futura eventuale istruttoria. La criminologa ha inoltre sottolineato che i reati ipotizzabili ascoltando quelle voci sono diversi e procedibili d’ufficio, accennando a vere e proprie “azioni confessate” che avrebbero già trovato un riscontro fattuale sul campo. Quando Nuzzi le ha chiesto se si potesse parlare di intralcio alla giustizia o di influenza indebita, la risposta della dottoressa è stata sibillina ma non per questo meno inquietante: “Possiamo ipotizzare un’influenza indebita per motivazioni legate a questioni personali. Poi sarà un magistrato a valutare”.

L’altra polemica, tra cani e gatti investiti

Parallelamente alle rivelazioni di Bruzzone, un fronte di discussione del tutto accessorio – ma mediaticamente rovente – si è aperto intorno alla figura di Andrea Sempio. Nel programma “Mattino 5” sono stati trasmessi alcuni audio ambientali risalenti al 2017, captati all’interno della sua auto, nei quali l’indagato pronuncia frasi piuttosto crude nei confronti di un gatto e di un cane. In un frammento lo si sente chiedersi se abbia investito un felino (“Ho preso un gatto? C***o, cos’era? Maledetto…”), mentre in un altro si rivolge a un cane con toni minacciosi: “Bellissimo quel cane, ti faccio anche andare però… guarda che te lo stiro eh”. La difesa, rappresentata dal consulente Armando Palmegiani, non ha tardato a reagire duramente a quella che considera una strumentalizzazione indegna. Palmegiani, infatti, ha contestato la versione televisiva definendola decontestualizzata: nel primo caso, ha spiegato, Sempio esclama immediatamente dopo “non lo so”, rendendo palese il fatto che l’animale in realtà non era stato colpito. Per quanto riguarda il cane, il consulente ha ironizzato sulla “tremenda” scoperta, ricordando che nello stesso audio l’indagato esclama anche “che bel cane”, smontando la tesi della presunta violenza. “Comprendo che non ci siano novità sul caso di Garlasco”, ha sbottato Palmegiani, “ma esistono molti altri fatti di cronaca di cui si potrebbe parlare”.

L’ombra del 2017 e i vecchi fascicoli

Questi ultimi audio, va ricordato, risalgono a un’epoca in cui Sempio era già finito sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, ovvero nove anni fa, in concomitanza con una precedente archiviazione. La loro emersione in questa specifica fase storica – mentre la Procura di Pavia sta per decidere le sorti del nuovo filone d’indagine che vede Sempio accusato di concorso in omicidio – ha inevitabilmente scatenato un vespaio di reazioni contrapposte. Da un lato, c’è chi li considera semplicemente il rumore di fondo di un’inchiesta che non ha ancora trovato un colpevole; dall’altro, invece, c’è chi intravede in questi scatti d’ira automobilistici un profilo caratteriale compatibile con la violenza efferata del 13 agosto 2007. La difesa, tuttavia, insiste nel voler separare nettamente il piano penale da quello della semplice impressione televisiva. I legali dell’indagato attendono ora la scadenza di fine maggio, termine entro il quale la procura dovrà formalizzare la richiesta di rinvio a giudizio o, in alternativa, chiedere l’archiviazione. Nel frattempo, il dibattito pubblico continua a nutrirsi di questi frammenti, spesso più utili all’audience che alla ricerca della verità processuale.

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