Garlasco, nuovi audio in procura. Bruzzone: “Possibili profili di rilevanza penale”
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Redazione Interno
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Il caso di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007, continua a riempire faldoni e stanze di tribunale a distanza di quasi diciannove anni. La Procura Generale di Milano ha ora tra le mani due ore di registrazioni audio, materiale depositato formalmente e destinato – secondo le prime indiscrezioni – a offrire elementi inediti sugli sviluppi investigativi che riguardano non solo il nuovo indagato Andrea Sempio, ma anche presunte interferenze nella gestione stessa delle inchieste. Si tratta, nello specifico, di quei dialoghi di cui la criminologa Roberta Bruzzone aveva già parlato in trasmissioni televisive, e che lei stessa definisce contenenti «passaggi agghiaccianti». Parole che, come ha dichiarato ai magistrati, potrebbero integrare «condotte suscettibili di assumere rilievo nell’ambito della nuova indagine concernente il delitto di Garlasco». Un’espressione, quest’ultima, che lascia intendere – senza tuttavia anticipare alcuna conclusione – la possibilità di sviluppi giudiziari paralleli rispetto al nucleo originario della vicenda.
Due ore di registrazioni e il nodo delle interferenze
Le due ore di audio, depositate con un atto formale all’attenzione della Procura milanese, rappresentano dunque un tassello ancora poco chiaro ma potenzialmente decisivo. Secondo Bruzzone, alcune delle conversazioni registrate farebbero riferimento a «possibili profili di rilevanza penale» legati a tentativi di condizionamento o alterazione del percorso probatorio. Non vengono forniti, al momento, dettagli sui soggetti coinvolti né sulle circostanze specifiche in cui quelle parole sarebbero state pronunciate. Quel che è certo, ed emerge dalla semplice cronaca giudiziaria, è che la Procura di Pavia ha riaperto le indagini sul delitto, concentrandosi su Andrea Sempio – all’epoca frequentatore della casa dei Poggi – e che al contempo si valuta la possibilità di chiedere la revisione del processo che portò alla condanna di Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara Poggi, in carcere dal 2015. Eventuali profili di responsabilità penale legati a interferenze esterne, se accertati, non farebbero che aggiungere un ulteriore strato a un caso già di per sé tortuoso, fatto di episodi, perizie e controperizie che si susseguono da anni.
Il risarcimento record che fa discutere
Qualora la Procura di Pavia dovesse effettivamente chiedere la revisione del processo, e qualora questa portasse all’assoluzione di Alberto Stasi, per lui si profilerebbe un risarcimento senza precedenti. Le stime, circolate in ambienti legali e riprese da diverse ricostruzioni, parlano di una cifra che potrebbe arrivare fino a 6,5 milioni di euro. Una somma, quella ipotizzata, che riflette gli anni di detenzione e le conseguenze personali e professionali subite dal giovane, all’epoca studente universitario e oggi detenuto da oltre un decennio. Resta inteso che nessuna decisione è stata ancora assunta: la revisione è soltanto una delle opzioni sul tavolo dei magistrati pavesi, mentre gli audio milanesi potrebbero fornire elementi utili anche in questa direzione, o al contrario complicare ulteriormente il quadro.
L’esposto in tv e la replica dell’avvocato De Rensis
Contemporaneamente, il caso è approdato sugli schermi di Rai2 con una puntata speciale di “Ore 14 Sera”, andata in onda venerdì 24 aprile 2026. Nel corso della trasmissione è stato discusso un esposto presentato in Procura nei confronti dell’avvocato De Rensis, figura già nota nel dibattito mediatico legato al delitto. Quest’ultimo, da parte sua, ha reagito con toni duri e promesse di battaglia: «Vado alla testa del serpente» avrebbe dichiarato, annunciando iniziative legali a propria difesa e lasciando intendere che l’esposto rappresenti, a suo giudizio, un attacco strumentale. La vicenda, dunque, si allarga ulteriormente. Non più soltanto il giallo dell’omicidio, non soltanto la posizione di Sempio e quella di Stasi, ma ora anche un contenzioso parallelo che coinvolge un avvocato e il materiale audiovisivo andato in onda sulla televisione pubblica. La Procura di Milano, che già vaglia le due ore di audio depositate da Bruzzone, potrebbe essere chiamata a esprimersi anche su quest’ultimo aspetto.




