Garlasco, la difesa di Stasi accelera: “Revisione più vicina”. E intanto scoppia la rissa in tv

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giallo giudiziario che da quasi due decenni avvolge l’omicidio di Chiara Poggi, consumato il 13 agosto del 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco, continua a produrre scossoni sia nelle aule di tribunale che negli studi televisivi.

Se da un lato la complessa macchina processuale, alimentata da una nuova inchiesta che punta il dito contro Andrea Sempio – amico di famiglia e oggi unico indagato per l’efferato delitto –, sembra avviarsi verso una possibile riscrittura della verità processuale, dall’altro il dibattito pubblico e mediatico si infiamma, come dimostra l’accesso scontro andato in onda durante la maratona di "Quarto Grado" su Rete 4.

Al centro del ciclone ci sono due nuclei distinti ma strettamente intrecciati: le reali possibilità per Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2015, di ottenere una revisione del processo, e le divergenze interpretative sulla nuova mole di indizi raccolti dalla Procura di Pavia, che ha recentemente depositato una corposa informativa di 300 pagine.

La strategia dei legali e il via libera al percorso alternativo

L’avvocato Giada Bocellari, che insieme al collega Antonio De Rensis assiste Alberto Stasi, ha annunciato senza mezzi termini l’intenzione di “accelerare il più possibile” per presentare l’istanza di revisione del processo. La decisione, maturata dopo la visione delle carte riservate dell’indagine a carico di Sempio – che Stasi ha potuto consultare per la prima volta solo nei primi di maggio, accompagnato dalla sua legale –, si fonda su quella che la difesa definisce la “disintegrazione” degli indizi che avevano portato all’ergastolo del loro assistito.

Tra i punti più caldi, la legale ha sottolineato un aspetto spesso travisato dall’opinione pubblica: la conoscenza della casa. Contrariamente a quanto si possa pensare, Stasi non aveva mai messo piede nell’abitazione dei Poggi prima del 5 agosto di quell’anno, mentre Sempio, essendo amico del fratello Marco, conosceva la disposizione degli ambienti e le abitudini familiari molto meglio del fidanzato ufficiale di Chiara.

Parallelamente, e in totale autonomia rispetto a questa istanza, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha recentemente concesso a Stasi l’affidamento in prova ai servizi sociali, una misura alternativa che gli permetterà di lasciare definitivamente il carcere di Bollate per trasferirsi in un paese vicino a Milano, dopo aver già ottenuto la semilibertà e riconosciuto la buona condotta del detenuto.

L’ombra dello scontrino e le indagini private che hanno cambiato tutto

Uno dei tasselli fondamentali del nuovo mosaico indiziario, quello che ha permesso di tenere aperto il filone di indagine su Andrea Sempio dopo l’archiviazione del 2017, risiede in un frammento di carta apparentemente banale: lo scontrino del parcheggio di Vigevano. Consegnato spontaneamente da Sempio ai carabinieri nel 2008, oltre un anno dopo il delitto, il documento avrebbe dovuto fornirgli un alibi solido per quella mattina.

Tuttavia, secondo le ricostruzioni investigative più recenti, suffragate anche dalle verifiche della difesa di Stasi, quella ricevuta non sarebbe stata ottenuta da lui, bensì dalla madre dell’indagato, che si sarebbe recata nel parcheggio in sua vece. Per l’avvocato Bocellari, questo episodio costituisce un “grave indizio di colpevolezza”. A gettare ulteriore benzina sul fuoco fu l’iniziativa dell’ex legale di Stasi, Fabio Giarda, che dopo la condanna definitiva del 2015 affidò a una società di investigazioni private il compito di riesaminare l’intero materiale del caso.

Fu proprio da quell’indagine parallela, condotta tra il 2016 e il 2017, che emersero le anomalie sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara e le strane telefonate notturne a casa Poggi, elementi che convinsero la Procura di Pavia a riaprire il fascicolo su colui che era stato solo un testimone.

La resa dei conti televisiva tra Bruzzone e Morvillo

Mentre i giudici valutano le carte, il dibattito si è spostato violentemente sul piccolo schermo, in particolare durante l’intervista esclusiva a Marco Poggi, fratello della vittima, che ha rotto un silenzio durato diciannove anni per dichiararsi “ferito” dall’ipotesi che potesse essere coinvolto e per esprimere incredulità riguardo alla presunta ossessione di Sempio per la sorella. Nel parterre degli ospiti, tuttavia, è andata in scena una rissa verbale che ha messo in luce le due anime interpretative del caso.

Da un lato la criminologa Roberta Bruzzone, scettica sull’impianto accusatorio contro Sempio e critica verso alcune ricostruzioni dinamiche del delitto, e dall’altro la giornalista del Corriere della Sera Candida Morvillo.

Il clima è diventato incandescente quando la discussione è scivolata sul piano personale: Bruzzone, con la sua proverbiale perentorietà, ha inveito contro chi non possiede “competenze tecniche” azzardando paragoni con i “cartoni animati”, mentre Morvillo le rimproverava la mancanza di educazione, in un botta e risposta che ha catturato l’attenzione dei social network e che dimostra quanto l’esito finale dell’inchiesta sia ancora tutto da scrivere.

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