Garlasco, la nuova ricostruzione sull'impronta della scarpa che scagionerebbe Stasi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’impronta di scarpa “a pallini”, di tipo Frau, rinvenuta sulla scena del crimine dove perse la vita Chiara Poggi, ha costituito per anni uno dei cardini dell’accusa contro Alberto Stasi, il quale, come è noto, calzava proprio quel numero. La sentenza definitiva di condanna, emessa nel 2014 dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano, annoverava infatti, tra i sette indizi ritenuti solidi, la coincidenza tra la taglia 42 rilevata dall’impronta e quella calzata dall’allora fidanzato della vittima, un dettaglio che i giudici valutarono come particolarmente significativo. Quell’orma, lasciata da una suola prodotta per la nota marca di calzature, sembrava inchiodare l’imputato a una verità giudiziaria ormai data per assodata, nonostante le molteplici proteste della difesa e le zone d’ombra che il caso, nel suo complesso, continuava a presentare.

Le indagini della nuova procura

Ora, però, le indagini condotte da un nuovo pool della procura, che ha riaperto il fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio in concorso anche per Andrea Sempio, stanno esaminando ogni elemento con un approccio differente, volto a sviscerare ogni possibile ambiguità. Pare che i magistrati abbiano disposto un sopralluogo tecnico presso la fabbrica marchigiana che, all’epoca dei fatti, produceva quel specifico tipo di suola per conto del brand calzaturiero, con l’intento di comprendere appieno le tolleranze e le variazioni nella numerazione applicata durante il processo manifatturiero. Questo approfondimento, di carattere squisitamente tecnico, mira a verificare la reale univocità di quell’indizio, il quale, secondo alcune nuove interpretazioni, potrebbe non essere così deterministico come ritenuto in passato.

I dubbi sulla taglia dell'impronta

Proprio dalla nuova perizia commissionata emergerebbero, infatti, elementi che mettono in discussione l’attribuzione certa di quell’impronta a una calzatura di misura 42. Le analisi più recenti, stando a quanto filtra, suggeriscono che l’orma “a pallini” potrebbe corrispondere, in realtà, a un numero 44, una discrepanza non banale che, se confermata, scollerebbe uno dei tasselli principali dall’impianto accusatorio. Se ne deduce, pertanto, che l’impronta non sarebbe più direttamente riconducibile a Stasi, il quale, come accertato in sede processuale, calzava una taglia inferiore, ma aprirebbe piuttosto a scenari differenti, sui quali gli investigatori stanno concentrando la propria attenzione.

Le implicazioni per il processo

La possibile ridefinizione della misura della calzatura responsabile dell’impronta rappresenta, dunque, un elemento di potenziale svolta, che la difenza di Stasi sta evidentemente sfruttando per chiedere una revisione del processo. Sebbene la sentenza si basasse su un insieme di indizi, l’affievolirsi di uno considerato così pregnante non può che riverberarsi sull’intera costruzione processuale. La nuova ricostruzione, che si concentra sulle caratteristiche tecniche della suola e sulle sue possibili corrispondenze, introduce un dato oggettivo che necessita di essere vagliato con estrema cura, senza tralasciare alcun dettagio, per accertare una verità che, dopo tanti anni, appare ancora lontana dall'essere scritta in modo definitivo.

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