Caso Garlasco, spunta un esposto con audio inediti: si parla di depistaggio e di una pista “farneticante” che coinvolge Sempio
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Redazione Interno
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Garlasco torna a essere il centro di un intrico giudiziario che sembra non trovare mai una soluzione definitiva, complici le nuove carte depositate in Procura che riaprono scenari ormai dati per archiviati. Giovedì 23 aprile, lo studio legale Gasperini Fabrizi di Roma ha formalmente consegnato alla Procura Generale di Milano un esposto corredato da diversi file audio, il cui contenuto – come si legge in una nota ufficiale – “non potrà essere oggetto di divulgazione mediatica” per via del segreto investigativo. Si tratterebbe, stando alle prime indiscrezioni, di conversazioni registrate nel corso di quest’anno che farebbero luce su presunte pressioni indebite e tentativi di depistaggio nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco.
Il deposito degli audio e la ricostruzione della criminologa Bruzzone
L’esistenza di questo materiale non è una novità per chi segue le puntate dei programmi tv di approfondimento, dato che era già stata la criminologa Roberta Bruzzone, ospite ricorrente in trasmissioni come “Quarto Grado”, ad anticiparne l’esistenza e la portata potenzialmente dirompente. La stessa Bruzzone, che ha più volte ribadito la sua personale convinzione sulla colpevolezza di Alberto Stasi (attualmente detenuto), ha però descritto il contenuto di quei dialoghi come “farneticante” e poco attendibile sul piano fattuale, pur sottolineando la rilevanza penale delle dichiarazioni in essi contenute. In particolare, le voci che si ascoltano in questi file proverebbero a delineare una pista alternativa del tutto inedita, che vedrebbe sulla scena del crimine non una, ma ben tre persone attive.
La pista alternativa e i soggetti coinvolti: tra Sempio, Cappa e Bertani
Questa nuova, sebbene contestata, ricostruzione dei fatti punta il dito contro un gruppo ristretto di individui, gettando luce su dinamiche che sarebbero rimaste nascoste per quasi due decenni. Secondo quanto era già trapelato nelle scorse settimane, e come confermato dalla stessa Bruzzone in alcune sue apparizioni televisive, le registrazioni coinvolgerebbero tre soggetti principali: Andrea Sempio (attualmente indagato per omicidio in concorso dalla Procura di Pavia), Stefania Cappa (cugina di Chiara Poggi) e Michele Bertani, un amico di Sempio morto suicida nel lontano 2016. Il presunto movente che emergerebbe da questi dialoghi sarebbe legato allo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare alla cocaina, uno scenario che si discosta completamente dalla ricostruzione giudiziaria che portò alla condanna definitiva dell’ex fidanzato della vittima.
Le implicazioni giudiziarie: pressioni investigative e segreto istruttorio
Al di là del “giallo” della ricostruzione alternativa, ciò che maggiormente ha spinto i legali a formalizzare l’esposto in Procura è la presunta volontà, espressa in queste conversazioni, di indirizzare o condizionare il lavoro degli investigatori. Le parole che si ascolterebbero nei file accennano a contatti con persone vicine alle forze dell’ordine incaricate della nuova inchiesta, un aspetto che – se verificato – costituirebbe un illecito penale gravissimo, capace di minare la credibilità dell’intero impianto accusatorio. Lo studio legale che ha depositato gli atti ha parlato di “condotte suscettibili di assumere rilievo”, accompagnando le registrazioni con una dettagliata contestualizzazione per aiutare i magistrati a comprenderne la portata. Sul versante processuale, mentre la Procura di Pavia prosegue le indagini che vedono Sempio accusato di aver agito in concorso con altri, l’attenzione è ora tutta rivolta all’incontro richiesto dal procuratore Fabio Napoleone alla Procura Generale di Milano. Si tratta di un passaggio istituzionale delicato, che potrebbe servire a coordinare gli sforzi investigativi o, in alternativa, a discutere le eventuali richieste di revisione della sentenza che ha chiuso definitivamente la posizione di Alberto Stasi.




