Garlasco, quei nuovi audio sul presunto depistaggio depositati in procura
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Redazione Interno
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Lo stillicidio di carte e registrazioni che da anni alimenta il giallo giudiziario di Garlasco si arricchisce di un nuovo, e per certi versi oscuro, tassello. È stato depositato presso la Procura Generale di Milano un esposto formale, corredato da diversi file audio, i quali – stando a quanto emerso in queste ore – ruoterebbero attorno all’ipotesi di un tentativo di depistaggio mirato a inquinare le indagini che la Procura di Pavia aveva in corso nei confronti di Andrea Sempio. La vicenda, che ha segnato la cronaca nazionale dal lontano 2007, torna così a incendiarsi non tanto per la ricerca di un colpevole (dato che Alberto Stasi sconta una condanna definitiva), quanto piuttosto per la presunta volontà di deviare il corso delle verifiche su piste alternative.
A muovere le acque, come spesso accaduto in questa lunga storia processuale, è l’intervento mediatico della criminologa Roberta Bruzzone, la quale aveva già anticipato in televisione e sui social l’esistenza di questo materiale. Nei giorni scorsi, proprio negli studi di "Quarto Grado", la stessa Bruzzone aveva parlato di conversazioni decisive, gettando le basi per quello che oggi si concretizza in un atto ufficiale: lo studio legale Gasperini Fabrizi ha infatti formalizzato il deposito, accompagnandolo con una ricostruzione dettagliata che, per esplicita volontà dei legali, resterà però coperta dal segreto investigativo. “Per evidenti ragioni di tutela del segreto – si legge in una nota – il contenuto degli audio e dell’esposto non potrà essere oggetto di divulgazione”.
Il contenuto dei dialoghi e i tre nomi sulla scena
Sebbene il fascicolo sia blindato, le indiscrezioni raccolte nelle scorse settimane forniscono un quadro piuttosto nitido del contenuto di quelle registrazioni. Le conversazioni, che sarebbero state carpite nel corso del 2026, coinvolgerebbero tre soggetti specifici, già noti a chi segue i risvolti del caso: Stefania Cappa, figura che secondo la ricostruzione fornita dalla criminologa avrebbe avuto un ruolo di “regia” dell’operazione; Andrea Sempio, il quale è da anni al centro delle attenzioni degli inquirenti per la nuova riapertura delle indagini, e infine Michele Bertani, l’amico di Sempio che si tolse la vita nel 2016. Nei file, una delle persone coinvolte parlerebbe apertamente di pressioni indebite subite allo scopo di sviare l’attenzione dai veri responsabili. A fare da sfondo a questa pista alternativa, come trapelato in precedenti interventi della stessa Bruzzone, ci sarebbe persino un movente legato al mondo della cocaina, un filone che nelle more delle indagini ufficiali non aveva mai trovato uno sviluppo compiuto.
Non si tratta, a guardare bene, di semplici chiacchiere da salotto televisivo. L’esposto è stato recepito dall’autorità giudiziaria milanese in un momento storico ben preciso, ovvero quando la Procura di Pavia aveva già avviato accertamenti su Sempio ipotizzando un concorso nell’omicidio con l’attuale detenuto Alberto Stasi. I difensori di Stasi, dal canto loro, hanno sempre sostenuto la tesi del “Dna del biondo” (le tracce genetiche trovate sotto le unghie della vittima) per sostenere la richiesta di una revisione del processo, e questo nuovo deposito di audio potrebbe – eventualmente – fornire materiale a supporto delle loro eccezioni, anche se nessuna correlazione diretta è stata ancora certificata.
La prudenza degli inquirenti e la strategia difensiva
L’avvocato Antonio De Rensis, storico legale di Alberto Stasi, ha accolto la notizia con una cautela che rasenta il distacco, dichiarando in alcune interviste di non avere alcun interesse verso quei contenuti, che ha definito come “farneticanti” o frutto di strategie comunicative. Una posizione, quella delle difese del condannato, che mira a non disperdere il focus sulla presunta estraneità del proprio assistito, cercando al contempo di smontare l’attendibilità di queste nuove fonti sonore. Al contrario, per chi invece sostiene l’esistenza di un depistaggio, i file depositati ieri rappresentano la prova che qualcuno, all’epoca dei fatti, abbia deliberatamente manovrato per coprire la posizione di altri soggetti.
La Procura Generale di Milano, che ora ha in mano il materiale, dovrà valutarne l’autenticità e la rilevanza penale. Se le conversazioni subissero una verifica tecnica positiva, emergerebbe un quadro giudiziario molto più complesso di quello finora delineato dalle sentenze passate in giudicato. Non è chiaro, allo stato attuale, se da questo esposto possano nascere nuovi filoni di indagine per calunnia o favoreggiamento, né se i magistrati riterranno di acquisire d’ufficio i telefoni dei soggetti citati. Quel che è certo è che la macchina della giustizia si è rimessa in moto su un fronte delicato, quello della trasparenza delle indagini originali, un fronte che le cronache giudiziarie italiane conoscono bene e che spesso si rivela più insidioso della soluzione del singolo delitto.




