Garlasco, la criminologa Bruzzone e quegli audio su un presunto giro di cocaina: “Una tesi delirante, farò un esposto”
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Redazione Interno
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A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco, una nuova, quanto singolare, ricostruzione dei fatti si è fatta strada nel dibattito mediatico, alimentata da alcuni file audio finiti nelle mani della criminologa Roberta Bruzzone. L’esperta, intervenuta durante l’ultima puntata di “Quarto Grado”, la trasmissione di approfondimento di Retequattro condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, ha raccontato di aver ricevuto del materiale che proverrebbe da persone non proprio estranee al cold case, persone che, a suo dire, graviterebbero attorno alla vicenda fin dalle sue fasi iniziali. Si tratterebbe di vocali in cui si ipotizza un movente e una dinamica del tutto alternativi rispetto a quelli emersi nei processi, una versione che la stessa criminologa non ha esitato a definire, con una certa nettezza, “delirante”.
Il contenuto di questi audio, che Bruzzone ha dichiarato di voler ufficialmente consegnare alla magistratura di Milano tramite un esposto, delinea uno scenario che affonda le radici in un presunto giro di cocaina. Secondo quanto riportato in televisione, e poi ripreso da diverse agenzie di stampa, la tesi suggerirebbe che Chiara Poggi avesse scoperto l’uso di stupefacenti da parte di un gruppo di persone a lei vicine. Tra questi, stando alla ricostruzione contenuta nei file, ci sarebbero stati il fratello Marco Poggi, Andrea Sempio – attualmente indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia – e Stefania Cappa, quest’ultima cugina di Sempio e amica della vittima. La scoperta di queste presunte abitudini, sempre seguendo il filo logico – per quanto contorto – della teoria, avrebbe scatenato una reazione a catena. Chiara avrebbe confidato le sue preoccupazioni allo zio Ermanno Cappa, che a sua volta avrebbe messo in guardia la nipote Stefania, la quale, sentendosi scoperta, avrebbe allertato Sempio e un altro amico, Michele Bertani, quest’ultimo tragicamente scomparso per suicidio anni dopo.
La ricostruzione di una “spedizione punitiva” e il ruolo di un’altra figura femminile
La narrazione contenuta negli audio, per quanto priva di riscontri investigativi, si spinge ben oltre, arrivando a configurare l’ipotesi di una vera e propria spedizione punitiva. L’idea di fondo, come spiegato dalla Bruzzone in studio, sarebbe stata quella di organizzare un’azione volta a zittire Chiara, a impedirle di rivelare ad altri quel “segreto inconfessabile” legato al consumo di cocaina. Un passaggio, questo, che introduce un elemento di ulteriore complessità nella vicenda, coinvolgendo idealmente più persone nell’organizzazione di un confronto che sarebbe poi degenerato. Nella ricostruzione si inserirebbe anche la madre di Stefania Cappa, la quale, secondo quanto narrato nei vocali, si sarebbe accorta della furia della figlia e avrebbe cercato di correre ai ripari, giungendo però sul luogo del delitto quando ormai la fase esecutiva dell’omicidio si era già consumata. Un dettaglio, quest’ultimo, che sembra quasi voler giustificare una presenza tardiva, ma che aggiunge un alone di mistero e di ambiguità a una teoria già di per sé fumosa e, al momento, priva di fondamenta probatorie.
La posizione della criminologa e il passo formale verso i magistrati
Roberta Bruzzone, nel raccontare quanto emerso, ha tenuto a sottolineare con forza la sua estraneità a questa ipotesi ricostruttiva, ribadendo più volte di non condividerne i contenuti e di averli resi noti esclusivamente perché, a suo avviso, provenienti da fonti che meriterebbero un approfondimento da parte degli inquirenti. È per questo motivo che ha annunciato la decisione di presentare un esposto alla Procura di Milano, un atto formale attraverso il quale intende mettere a disposizione della magistratura i file audio ricevuti. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, consentire verifiche ufficiali sull’attendibilità di queste fonti e sull’effettiva esistenza di persone disposte a diffondere simili ricostruzioni; dall’altro, provare a fare chiarezza su una vicenda che, a distanza di anni, continua a produrre teorie alternative e piste mai battute dagli investigatori.
Lo stato delle indagini ufficiali e le nuove consulenze tecniche
Mentre il dibattito televisivo si infiamma attorno a queste rivelazioni, la nuova inchiesta della Procura di Pavia procede su binari ben più concreti, legati principalmente agli accertamenti tecnici sui computer delle persone coinvolte. Di recente, è stata depositata la relazione della professoressa Cristina Cattaneo, mentre si attendono gli esiti delle analisi sui dispositivi informatici di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, l’ex fidanzato della ragazza condannato in via definitiva per omicidio. Proprio la difesa di Stasi ha depositato una nuova consulenza informatica, volta a ridimensionare il valore di alcune tracce, come l’accesso alla cosiddetta “cartella militare” sul suo pc, che secondo gli esperti sarebbe stato generato automaticamente dal sistema operativo Windows XP e non da un’attività umana. Un elemento, questo, che la difesa utilizza per sostenere la tesi di un rapporto sereno tra Chiara e Alberto alla vigilia del delitto, con la ragazza intenta a lavorare alla tesi universitaria del fidanzato. Resta il fatto che la pista della droga, per quanto suggestiva e capace di catalizzare l’attenzione mediatica, non risulta al momento essere oggetto di indagine da parte della Procura, rimanendo confinata nel regno delle ipotesi e delle narrazioni parallele che inevitabilmente si addensano attorno a un caso irrisolto nell’opinione pubblica.




