Generali chiude le trattative con Natixis, salta la joint venture nell'asset management

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A meno di un anno dalla firma del memorandum d’intesa, tramonta definitivamente il progetto di una grande alleanza nel risparmio gestito tra Generali e il gruppo francese Bpce, che controlla Natixis. Le due società, come comunicato con una nota congiunta, hanno stabilito di interrompere le consultazioni, ritenendo che non sussistano più le condizioni per stringere un accordo definitivo. Una decisione che, sebbene maturata dopo mesi di approfondite interlocuzioni con gli stakeholder, giunge con una tempistica inattesa e segna un brusco stop a un’operazione che avrebbe dato vita a un colosso da quasi duemila miliardi di euro di masse in gestione.

Una fine annunciata e i retroscena politici

La rottura delle trattative, in realtà, era attesa da tempo negli ambienti finanziari, poiché l’accordo-quadro aveva già innescato reazioni significative, tra cui l’assalto azionario portato avanti da Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio. L’operazione, stando a diverse ricostruzioni, risultava invisa anche al governo italiano, il quale avrebbe guardato con preoccupazione a un’alleanza di tale portata in un settore strategico come quello del risparmio gestito, un elemento che di certo non ha facilitato il percorso negoziale. Philippe Donnet, l’amministratore delegato di Generali, ne ha informato il consiglio di amministrazione durante un aggiornamento, sancendo così la fine di un progetto i cui meriti industriali, pur riconosciuti dalle parti, non sono bastati a superare gli ostacoli emersi.

Il percorso negoziale e la brusca interruzione

Facendo seguito all’annuncio del gennaio 2025, le due compagnie avevano avviato un complesso lavoro preparatorio, condotto “insieme” e finalizzato a valutare ogni aspetto della potenziale joint venture. Nonostante gli sforzi profusi, che avevano addirittura portato a ipotizzare un consiglio decisivo per la fine dell’anno, Generali e Bpce hanno anticipato i tempi, concludendo le consultazioni in linea con quanto previsto dagli impegni assunti a settembre. La scelta, dunque, sebbene possa apparire improvvisa, si inserisce in un processo logico e formale, il cui esito negativo era ormai nell’aria da diverse settimane, complicando non poco gli equilibri interni al gruppo triestino e alimentando speculazioni sul suo futuro strategico.

Le implicazioni per il mercato e gli asset

La mancata fusione delle attività di asset management lascia ora le due entità a proseguire per vie separate, in un contesto di mercato globale particolarmente competitivo, dove la scala operativa rappresenta un fattore spesso determinante. Ciascuna di esse dovrà quindi ridefinire la propria strategia di crescita autonoma, rinunciando ai benefici, in termini di sinergie e di ampliamento dell’offerta, che la partnership avrebbe potuto generare. L’episodio, del resto, conferma la complessità di simili operazioni finanziarie, nelle cui dinamiche si intrecciano, inevitabilmente, valutazioni di merito, interessi politici e pressioni degli azionisti di riferimento, i quali possono alterare gli esiti anche dei negoziati più promettenti.

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