"Così abbiamo visto morire Riccardo": la notte dell'omicidio a Bergamo
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Redazione Interno
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La scena era apparentemente tranquilla, almeno fino a quel grido. «Stavamo parlando con una parente di quel ragazzo», racconta uno dei testimoni, riferendosi alla madre di Jacopo De Simone, il 19enne arrestato per l’omicidio di Riccardo Claris. La donna, scesa in strada nel tentativo di placare gli animi, aveva creduto che la tensione si fosse allentata. Il gruppetto che poco prima aveva provocato gli amici di Riccardo al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina sembrava essersi disperso. «Noi stavamo per andarcene», continua il racconto, «quando qualcuno ha gridato “Ha una lama, ha una lama!”». Un attimo, e tutto è cambiato: «Mi sono voltato e ho visto quel tipo, sbucato da chissà dove, con un coltello in mano».
La dinamica, ricostruita attraverso le dichiarazioni dei presenti, lascia pochi dubbi sull’imprevedibilità della tragedia. Jacopo De Simone, incensurato, sarebbe rientrato a casa con alcuni amici dopo la serata al bar, chiedendo alla madre: «Dov’è mio fratello?». La donna, cercando l’altro figlio, Valerio, si era imbattuta in un gruppo di tifosi dell’Atalanta. La lite, scoppiata per motivi ancora non del tutto chiariti – sebbene il tifo calcistico sia indicato come possibile movente –, ha avuto un’escalation rapidissima. «Non è volato neanche uno schiaffo», precisano gli amici di Riccardo, sottolineando come la situazione fosse sotto controllo prima dell’arrivo del coltello.
A Bergamo, intanto, la città reagisce con un Consiglio comunale straordinario. A Palazzo Frizzoni, dove i banchi dell’aula sono stati rimossi per fare spazio a una platea più ampia, siedono la sindaca Elena Carnevali, il vescovo Francesco Beschi e la presidente del Consiglio comunale Romina Russo. Le parole del vescovo, che ha parlato di una «comunità sconvolta», risuonano in un silenzio carico di costernazione.




