L’escalation si allarga: droni iraniani colpiscono l’Azerbaigian, Trump attacca sul dopo Khamenei

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto in Medio Oriente, lungi dal rimanere confinato entro i suoi confini originari, ha subito una pericolosa estensione geografica nelle ultime ore, coinvolgendo direttamente la Repubblica dell’Azerbaigian. Due droni, lanciati dal territorio iraniano, hanno infatti violato lo spazio aereo azero andando a colpire obiettivi civili nell’enclave di Nakhchivan, una striscia di terra che si incunea tra Iran, Armenia e Turchia. Il primo velivolo senza pilota è precipitato sul terminal dell’aeroporto internazionale della regione, mentre un secondo è caduto nelle vicinanze di un edificio scolastico nel villaggio di Shakarabad, provocando il ferimento di quattro dipendenti della struttura aeroportuale. Fonti del ministero della Difesa azero hanno confermato la natura dell'attacco, sottolineando come le specifiche tecniche dei droni e le dinamiche precise dell'operazione siano attualmente al vaglio degli investigatori.

La reazione di Baku e la condanna internazionale

La risposta di Baku non si è fatta attendere. Il presidente Ilham Aliyev ha immediatamente definito l'accaduto un "ingiustificato atto di terrorismo", convocando d'urgenza l'ambasciatore iraniano Mojtaba Demirchilou per ricevere "spiegazioni e scuse". La nota di protesta consegnata al diplomatico è stata accompagnata dalla ferma dichiarazione secondo cui questo attacco, configurandosi come una violazione delle norme e dei principi del diritto internazionale, non rimarrà senza risposta, riservandosi Baku il diritto di adottare adeguate contromisure. Sul fronte diplomatico, la comunità internazionale ha espresso una condanna pressoché unanime. Il Regno Unito, attraverso il suo ambasciatore, ha parlato di atto "completamente inaccettabile", mentre la Francia ha manifestato solidarietà all'Azerbaigian, auspicando una pronta guarigione per i feriti. Anche paesi come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Georgia hanno stigmatizzato l'accaduto, definendolo una minaccia per la stabilità regionale e una chiara violazione della sovranità azera.

L'offensiva su Teheran e il fronte israeliano

Mentre la tensione sale nel Caucaso, il fronte principale continua a essere quello israelo-iraniano. Nella sesta giornata di guerra, le Forze di Difesa israeliane hanno confermato il lancio di un'ondata di attacchi su larga scala contro le infrastrutture di quello che definiscono il "regime terroristico" a Teheran, con operazioni che si prevede dureranno almeno un'altra settimana o due. Parallelamente, l'esercito israeliano ha condotto un raid mirato nella periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, colpendo quelle che sono state descritte come infrastrutture del partito filo-iraniano, dopo aver diramato ordini di evacuazione per i civili. L'allarme missilistico è tornato a risuonare a Tel Aviv e nel centro di Israele, in un clima di mobilitazione che ha visto la chiamata a raccolta di circa centomila riservisti.

La mossa dell'Italia e lo scenario politico

In questo quadro di crescente instabilità, l'Italia ha preso una decisione precauzionale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la chiusura temporanea dell'ambasciata italiana a Teheran per ragioni di sicurezza, con il contestuale trasferimento di tutto il personale diplomatico, composto da una cinquantina di persone, nella sede di Baku, in Azerbaigian. Tajani ha tenuto a precisare che si tratta di una misura puramente tecnica legata alla sicurezza e non di una rottura delle relazioni diplomatiche, specificando che dalla nuova sede si continueranno a mantenere i rapporti con l'Iran e che tutti gli italiani che desideravano lasciare il paese sono stati messi in sicurezza.

Sul piano delle dichiarazioni politiche, si inserisce a pieno Titolo l'ultima uscita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In un'intervista rilasciata ad Axios, il presidente americano ha affermato con decisione di dover essere personalmente coinvolto nella scelta del futuro leader dell'Iran, paragonando la situazione a quanto avvenuto in Venezuela con Delcy Rodriguez. Trump ha bollato Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema uccisa nei recenti attacchi congiunti e dato per favorito nella successione, come "un peso massimo leggero" (a lightweight), dichiarando che la sua ascesa sarebbe per lui "inaccettabile". Il presidente ha minacciato che la scelta di un successore che continui le politiche del padre trascinerebbe gli Stati Uniti nuovamente in guerra entro cinque anni, sottolineando la necessità di selezionare qualcuno che porti "armonia e pace" all'Iran. Dichiarazioni che, di fatto, confermano l'interesse americano per l'assetto politico interno iraniano, nonostante i tentativi dell'amministrazione di smarcarsi dall'obiettivo di un esplicito cambio di regime.

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