Como-Inter, il rigore folle che non c’era e la moviola che ha visto doppio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inerzia della partita, ormai proiettata verso un 4-2 che lasciava poco spazio alle rimonte, è stata scossa da un episodio che, seppur innocuo ai fini del risultato finale, rappresenta un unicum di disfunzione arbitrale destinato a rimanere negli annali della moviola. All’87’ del match del Sinigaglia, l’arbitro Davide Massa si è trovato a gestire un’azione che avrebbe messo a dura prova la logica del regolamento: un contrasto in area tra Bonny, l’attaccante ivoriano dell’Inter, e il talentino del Como, Nico Paz. Inizialmente, di fronte alle proteste veementi dei padroni di casa, Massa aveva indicato il calcio di punizione dal limite, estraendo per giunta il cartellino giallo per un fallo che, almeno al primo sguardo, sembrava essere stato commesso dal difensore nerazzurro. Da lì a qualche istante, però, la sala VAR di Lissone, con Gianluca Aureliano ai controlli, ha deciso di intervenire. Non per un errore di giudizio sul contatto – che sarebbe stato il nodo cruciale – ma per correggere la geografia del fallo: l’impatto, a loro dire, era avvenuto un paio di metri più in là, esattamente sulla linea che delimita l’area di rigore.

«Nico Paz colpisce Bonny», la sintesi che condanna il Var

Qui, però, si consuma il paradosso che ha fatto infuriare i commentatori tecnici e gli ex arbitri. La correzione topografica ha trasformato una punizione in un penalty, che Da Cunha avrebbe poi trasformato nel 4-3 finale, ma ha completamente bypassato il filtro della logica fallosa. Perché se è vero che il contatto era in area, è altrettanto vero, come evidenziato a ripetizione da Gianpaolo Calvarese, che non esiste alcuna irregolarità da sanzionare. L’ex direttore di gara, analizzando l’episodio per Tuttosport, è stato lapidario: Nico Paz, dopo aver calciato il pallone, ha completato il movimento naturale del andando a impattare con la coscia di Bonny; quest’ultimo, lungi dal commettere un intervento falloso, si stava semplicemente opponendo al tiro come qualsiasi difensore farebbe per murare una conclusione. Si è generato, insomma, un classico contatto di gioco, quello che nelle linee guida UEFA viene definito un normale scontro tra due atleti in corsa, ma certamente non un fallo da undici metri.

Il caos disciplinare e la «soglia bassa» di Massa

La dirigenza arbitrale di Massa, peraltro, non è stata messa in discussione solo per questo episodio specifico, ma per una gestione complessiva della gara che ha lasciato più di un dubbio. Il dato numerico dei cartellini parla chiaro: ben dieci ammonizioni sono state estratte dal portafoglio del fischietto toscano, una pioggia di gialli che Calvarese non ha esitato a definire come l’indice di «una soglia disciplinare molto bassa per un arbitro della sua esperienza». Si ha l’impressione, osservando la sequenza dei falli, che Massa abbia perso il polso della partita in un secondo tempo particolarmente nervoso, optando per una repressione cartacea che ha spezzato il ritmo senza peraltro placare gli animi in campo. Il tocco di braccio di Bastoni, giudicato non punibile per la posizione naturale dell’arto, rappresenta l’unica altra decisione su cui gli analisti hanno trovato un accordo sostanziale, ma non basta a salvare una prestazione definita da molti «negativa».

L’errore che non pesa (ma che inquina)

La critica più feroce, tuttavia, resta quella riservata alla sala VAR. Come sottolineato da diversi opinionisti, l’intervento di Aureliano è stato miope: concentrandosi esclusivamente sulla linea di demarcazione dell’area, si è perso l’ovvietà del movimento. «Sbagliato assegnare il rigore», ha ribadito Calvarese, che ha aggiunto come la correzione della posizione non potesse prescindere da una verifica approfondita della fallosità del gesto. E se è vero che questo episodio non ha inciso sulla vittoria finale dell’Inter – una squadra, quella di Chivu, ormai saldamente in corsa per il titolo – è altrettanto vero che lascia un’ombra di preoccupazione sull’applicazione del protocollo. Perché se anche in una partita ormai decisa si verificano simili cortocircuiti interpretativi, viene spontaneo chiedersi cosa accadrebbe in un match dall’esito più equilibrato, dove un errore del genere potrebbe pesare come un macigno sull’assegnazione di uno scudetto o di una salvezza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.