Ponte sullo Stretto, tra espropri e proteste
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il momento più temuto per molti residenti di Messina è arrivato. Cresce la paura che il tanto discusso ponte sullo Stretto possa diventare realtà. Oltre 400 edifici, tra abitazioni private e locali commerciali, dovranno essere abbattuti per far posto alla costruzione.
Espropri e demolizioni
La maggior parte degli edifici da demolire si trova tra i laghi di Ganzirri e la riserva naturale di Capo Peloro. Qui sorgerà una torre di quattrocento metri, che fungerà da pilone per il ponte. Gli espropri sono già iniziati, ma i residenti non sembrano intenzionati a lasciare le loro case.
Lavori preliminari
In attesa dell’approvazione del progetto definitivo, la società Stretto di Messina accelera i preparativi per la costruzione del ponte tra Calabria e Sicilia. La priorità al momento è avviare il programma delle opere anticipate, ossia tutti quei lavori che precedono l’avvio dei cantieri. Questi includono la bonifica delle aree dove potrebbero trovarsi ordigni bellici, le indagini archeologiche e la predisposizione dei campi base dei futuri cantieri.
Le paure dei residenti
Rossella Bulsei, residente sul Lungomare Fata Morgana, a Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria, esprime la sua angoscia: “Vivo nell’angoscia, la mia casa sarà abbattuta e non so perché. Non me ne andrò”. La sua casa si trova in una zona che, secondo il progetto del Ponte sullo Stretto, sarà occupata dall’area verde intorno all’infrastruttura. Il pilone sorgerà a qualche centinaio di metri da casa sua. Rossella promette di mettere al sicuro la sua famiglia, ma rifiuta l'idea di lasciare la sua casa.




