Il paradosso della protezione solare: vestiti scuri e leggeri contano più della crema contro il melanoma
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Redazione Salute
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La Fondazione Melanoma Onlus ha scelto la Giornata Nazionale per la prevenzione del melanoma, che cade il 2 maggio, per diffondere un’informazione destinata a scardinare una convinzione radicata: non basta spalmarsi di crema solare per scongiurare il rischio del tumore della pelle più aggressivo. Anzi, a guardare i dati, spesso quel rito quotidiano – specialmente quando ci si abbandona al sole nelle ore centrali della giornata – si rivela del tutto insufficiente, se non accompagnato da una barriera fisica ben più efficace. Stiamo parlando dell’abbigliamento, che gli esperti indicano ormai come la vera prima linea di difesa: meglio indossare capi leggeri, magari di colori scuri o vivaci, perché riescono ad assorbire o a riflettere i raggi ultravioletti in misura nettamente superiore rispetto a un semplice strato di filtro chimico.
Il peso dei numeri e l’allarme under 50
A rendere ancora più urgente questo cambio di prospettiva è una cifra secca: il 90% dei tumori della pelle è causato proprio dai raggi UV. Di questi, il melanoma – che si posiziona ormai come la terza neoplasia più diffusa tra gli under 50 – colpisce con una frequenza che ha spinto la Fondazione a lanciare la campagna “Vestiti di Prevenzione”. L’obiettivo, spiegano i promotori, non è certo demonizzare le creme, ma restituire loro il ruolo di ausilio complementare. La frase che campeggia nel messaggio ufficiale – “La prevenzione non passa solo dalle creme, ma da una consapevolezza maggiore di come coprirsi possa essere la prima linea di difesa” – racchiude un paradosso solo apparente: ci si espone meno e meglio quando ci si copre di più, anche con tessuti leggeri che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, proteggono senza soffocare la pelle.
In città nessuno si protegge: lo studio che inchioda le abitudini
Ma c’è un altro fronte, spesso dimenticato, su cui la Fondazione ha voluto accendere i riflettori. Un’indagine condotta dal dottor Vincenzo De Giorgi – promossa dalla Fondazione per la Ricerca sul Cancro “Attilia Pofferi” di Pistoia in collaborazione con l’Associazione Umbra No al Melanoma di Perugia e pubblicata sulla rivista internazionale “Dermatologic Reports” – ha preso in esame 1.288 famiglie con bambini tra gli 8 e i 10 anni residenti nella provincia di Perugia. Il risultato? Sette famiglie su dieci non usano alcuna protezione solare in città, convinte che il pericolo sia confinato alle spiagge o alle vacanze al mare. Un errore madornale, perché i raggi UV colpiscono con la stessa intensità anche sui marciapiedi, davanti a scuola o durante una passeggiata in centro. Così, mentre si pensa alla crema solo in agosto, la pelle accumula silenziosamente un danno che potrebbe manifestarsi anni dopo.
Vestiti scuri e prevenzione attiva: i consigli degli esperti
Se la crema va comunque applicata (e riapplicata ogni due ore, specificano i protocolli), l’abbigliamento diventa l’alleato insostituibile. I tecnici della Fondazione Melanona suggeriscono capi dalle trame fitte, magari in cotone o lino, ma con colori scuri o comunque vivaci: il nero, il blu intenso o il rosso, per esempio, assorbono una quota maggiore di radiazioni rispetto al bianco o al pastello. E poi ci sono i vestiti tecnici con fattore di protezione UPF (Ultraviolet Protection Factor), pensati proprio per chi sta molte ore all’aperto. La raccomandazione, insomma, rovescia l’approccio estivo tradizionale: non ci si spoglia per affrontare il sole, semmai ci si veste in modo mirato, coprendo spalle, braccia e scollo con strati leggeri ma scuri. La crema, a quel punto, andrà stesa solo sulle zone rimaste scoperte – viso, dorso delle mani, nuca – completando così una barriera doppia che nessun filtro, da solo, potrebbe mai garantire.




