Un tragico incidente a Feltre stronca la vita di Luca Bonat, maestro di sci
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La strada che attraversa la zona industriale di Feltre, nel pomeriggio di ieri, è diventata il teatro di una tragedia improvvisa, la quale ha cancellato in un solo istante l’esistenza di un uomo noto e stimato. Luca Bonat, quarant’anni, originario di Transacqua ma residente da tempo nel Bellunese insieme alla compagna e ai due figli piccoli, ha perso la vita in uno scontro frontale di violenza inaudita, avvenuto poco dopo le due e mezzo, contro un autobus di linea. L’impatto, definito da chi è intervenuto sui luoghi come di una potenza devastante, non ha lasciato scampo all’automobilista, la cui Volkswagen Golf è stata proiettata fuori dalla carreggiata, finendo in un prato adiacente. Se ne sono andate così, in un lampo, le molteplici identità di un uomo nel pieno delle sue energie: maestro di sci e di tennis, gestore, insieme ai genitori, dell’hotel Al Ponte, nonché ex calciatore con un passato sportivo che lo aveva fatto apprezzare.
Il miracolo del figlioletto, illeso tra le lamiere
A rendere ancora più straziante la vicenda, se possibile, è la circostanza che sul sedile posteriore dell’auto si trovasse il figlio minore di Luca, un bambino di appena due anni, assicurato al suo seggiolino. La dinamica dell’incidente, che pure ha distrutto il veicolo, ha voluto che il piccolo uscisse praticamente illeso da quel groviglio di lamiere, in quello che molti, sgomenti, non esitano a definire un miracolo. Trasportato d’urgenza all’Ospedale Santa Maria del Prato di Feltre dal personale del Suem 118, giunto sul posto con mezzi terrestri e persino con l’elicottero, il bambino non avrebbe riportato conseguenze fisiche di rilievo, unico raggio di luce in una giornata di tenebra. La differenza di massa tra i due veicoli, d’altronde, è stata la causa principale dell’esito così drammaticamente asimmetrico.
Un vuoto incolmabile per la famiglia e per Primiero
La notizia della scomparsa di Luca Bonat si è diffusa con rapidità lacerante attraverso la Val di Primiero, dove l’uomo era nato e cresciuto, lasciando nella costernazione generale un intero territorio che lo conosceva per la sua vitalità e il suo impegno. Il cordoglio, che travalica i confini della vallata per estendersi a tutta la provincia, ha trovato voce nelle parole del sindaco di Primiero San Martino di Castrozza, Daniele Depaoli, il quale, esprimendo un dolore collettivo e profondo, ha ricordato l’amico scomparso con un commosso addio. “Addio Luca, che dolore immenso. Una perdita inspiegabile che supereremo solo restando uniti: ci dà forza il piccolo Liam, salvo in modo miracoloso”, ha dichiarato il primo cittadino, evidenziando come la salvezza del bambino rappresenti, in questo momento di smarrimento, un fondamentale punto di riferimento per andare avanti.
L’anima sportiva e l’impegno nell’ospitalità
La figura di Luca Bonat, che la cronaca nera ha purtroppo portato alla ribalta in modo così crudele, era ben più di un semplice elenco di professioni; egli incarnava infatti una vera e propria “anima sportiva”, come è stato sottolineato da chi lo ha conosciuto, essendo un istruttore del Cai e avendo dedicato la sua vita alla montagna e all’insegnamento delle discipline invernali. La sua presenza era un punto fermo per l’hotel di famiglia, situato a Transacqua, dove collaborava attivamente con i genitori, dimostrando una versatilità e una dedizione che pochi possiedono. La sua morte lascia un vuoto non solo affettivo, ma anche in quelle realtà – sportive, alberghiere, sociali – che con tanta passione aveva contribuito a tenere vive.




