Pietracatella, la ricina e il mistero del pc: la Procura smentisce la svolta digitale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Larino ha smentito l’individuazione di un computer collegato a ricerche sulla preparazione della ricina nell’inchiesta sulle morti avvenute a Pietracatella. La notizia, circolata nelle ultime ore, indicava un presunto indirizzo IP riconducibile alla zona del borgo molisano, ma gli investigatori hanno precisato che non esiste alcun riscontro su un dispositivo informatico utilizzato per cercare informazioni sul veleno.

La smentita della Procura sulla presunta traccia informatica

La ricostruzione secondo cui dagli Stati Uniti sarebbe arrivato un elemento decisivo per individuare il dispositivo utilizzato per le ricerche sulla ricina non è stata confermata dagli inquirenti. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli, titolare del fascicolo, ha negato che sia stato trovato un computer o un indirizzo IP relativo a ricerche online sulla sostanza tossica. La stessa posizione è stata espressa dalla Squadra Mobile di Campobasso, che ha escluso di avere notizie su una simile acquisizione investigativa.

L’indirizzo IP, un codice che identifica un dispositivo collegato a una rete, era stato indicato come possibile collegamento tra una ricerca effettuata sul web e il territorio di Pietracatella. La presunta scoperta avrebbe dovuto rappresentare un nuovo elemento nell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ma la Procura ha precisato che questa ricostruzione non corrisponde agli accertamenti svolti dagli investigatori.

Le indagini sul duplice avvelenamento a Pietracatella

L’inchiesta riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento attribuito alla ricina. Gli accertamenti stanno procedendo attraverso l’analisi di elementi raccolti dagli investigatori e attraverso nuove audizioni di persone informate sui fatti. Negli ultimi giorni due donne sono state ascoltate negli uffici della Questura di Campobasso nell’ambito delle verifiche sui rapporti e sui contatti della famiglia.

Tra gli elementi acquisiti durante le attività investigative ci sono anche materiali sequestrati nel corso delle perquisizioni, compresi dispositivi informatici sottoposti ad analisi tecnica. Gli accertamenti sui supporti digitali fanno parte del lavoro degli investigatori, ma la Procura ha escluso che da questi controlli sia emersa una ricerca sulla ricina riconducibile a un computer individuato tramite un indirizzo IP.

La borsa azzurra e gli altri elementi ancora al vaglio

Nel corso delle attività investigative è stata acquisita anche una borsa azzurra appartenuta ad Antonella Di Ielsi. Al suo interno erano presenti fotografie delle figlie, alcuni gioielli, due agende e una chiavetta USB, materiali considerati utili per ricostruire aspetti della vicenda personale e delle circostanze che hanno preceduto le morti.

Gli investigatori stanno esaminando testimonianze, oggetti e dati raccolti durante le attività svolte sul territorio e sui dispositivi sequestrati.

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