La Fondazione Cr Asti cerca i nuovi vertici, mentre sui destini della banca si addensano le nubi
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Redazione Economia
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La partita per il futuro della Cassa di Risparmio di Asti si avvia verso il momento del dunque, con la Fondazione che, detenendo il 31,8% del capitale, ha alzato sensibilmente il tiro. Per scandagliare il mercato alla ricerca di un nuovo presidente e di un amministratore delegato, capaci sia di rappresentare il territorio che di guidare una svolta strategica, è stata infatti ingaggiata la società di head-hunting Spencer Stuart. Una mossa che, come sottolineato dal presidente della Fondazione Livio Negro, non rappresenta affatto un semplice ricambio, bensì l’avvio di una fase spartiacque: il percorso, che potrebbe condurre a una svolta industriale autonoma, apre nello stesso tempo la porta a possibili operazioni di fusione o acquisizione, lasciando intravedere uno scenario di cambiamento radicale per l’istituto di credito.
Le preoccupazioni degli azionisti di minoranza e il monito del management
Proprio questa seconda ipotesi, quella di un’aggregazione in un gruppo più grande, suscita timori ben precisi. Da un lato, i piccoli azionisti riuniti nell’Associazione CariAsti esprimono con nettezza la propria contrarietà, sottolineando come una cessione, seppur legittima dal punto di vista patrimoniale, rischi di non giovare all’economia locale e alle famiglie. Dall’altro, lo stesso amministratore delegato di Banca di Asti, Carlo Demartini, pur esprimendo soddisfazione per le attenzioni del mercato – "si comprano le aziende solide e competitive" – lancia un monito guardando alla storia recente. Richiamando casi come quelli di Alessandria o Sondrio, fa notare come, in simili operazioni, spesso si ometta di dire che le banche acquisite hanno di fatto perso la propria identità e autonomia, con ripercussioni sui territori di origine.
Il processo formale di selezione e il nodo della valutazione strategica
Il percorso è ormai avviato ufficialmente: il Consiglio di Amministrazione della Fondazione, nella riunione del 14 novembre, ha formalmente conferito a Spencer Stuart l’incarico di supportare la ricerca dei candidati per il rinnovo del Cda della banca. Questo processo procede di pari passo con la valutazione strategica affidata all’advisor finanziario Equita, il cui lavoro sarà esaminato dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione. Due binari paralleli, quello della governance e quello delle opzioni strategiche, che convergeranno inevitabilmente verso una decisione che dovrà tenere conto di esigenze finanziarie, di radicamento territoriale e delle pressioni di un mercato bancario in costante consolidamento.
Il delicato equilibrio tra solidità e identità
La questione centrale, dunque, ruota attorno a un equilibrio delicatissimo. Da una parte, la necessità di garantire all’istituto una prospettiva di crescita e solidità in un contesto competitivo sempre più difficile, dove le dimensioni contano. Dall’altra, la volontà di preservare quel legame con il territorio che ha storicamente caratterizzato la sua attività, un legame che secondo molti osservatori e portatori di interesse rischierebbe di essere compromesso in caso di ingresso in un grande gruppo. Il rischio, paventato da più parti, è che il "risiko bancario", come è stato definito, si risolva in una mera transazione finanziaria, dove a pagare il prezzo più alto siano proprio le comunità locali, che vedrebbero svanire un presidio creditizio autonomo e attento alle specificità del tessuto economico astigiano.




