Konecta chiude a Ivrea e Asti, la Regione Piemonte cerca una via d'uscita
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Redazione Interno
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Mentre Konecta prosegue, apparentemente senza esitazioni, il proprio piano industriale che prevede la chiusura delle sedi di Ivrea e Asti con il conseguente trasferimento forzato di oltre mille lavoratori a Torino entro giugno, la Regione Piemonte tenta di opporsi a una mossa dagli effetti potenzialmente devastanti. La decisione aziendale, che rischia di svuotare interi comparti produttivi in due territori già fragili, ha spinto la giunta regionale a convocare un tavolo di confronto, svoltosi proprio mentre i dipendenti scendevano in piazza. Una mobilitazione, quella di ieri mattina sotto la sede regionale, che ha visto una partecipazione massiccia, con un'adesione allo sciopero che i sindacati hanno quantificato attorno al novanta per cento, a dimostrare un malcontento diffuso e una forte coesione.
Il contesto: un settore in fibrillazione
La vicenda Konecta, che ha visto centinaia di lavoratori raggiungere Torino in pullman da Ivrea accompagnati da amministratori locali, non è un caso isolato ma si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante per il settore dei call center nel territorio piemontese. Pochi giorni prima, infatti, le società Tecnocall e Mediacom – le stesse che, riunite in un raggruppamento temporaneo, si erano aggiudicate l’appalto per il servizio clienti di Iren sottraendolo proprio a Konecta – hanno avviato la procedura per sessantadue licenziamenti. Un’ondata di esuberi che colpisce due aziende che pure avevano vinto una commessa importante, gettando un’ombra ulteriore sulla stabilità occupazionale in un comparto spesso caratterizzato da precarietà.
Il tavolo regionale e la posizione netta dei sindacati
Dall’incontro in Sala Giunta, al quale hanno preso parte rappresentanti dell’azienda, delle organizzazioni sindacali e della Regione, è emersa con chiarezza la linea dura di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil: nessuna disponibilità ad accettare passivamente quanto deciso dalla multinazionale. La richiesta è di difendere il lavoro nelle sue attuali collocazioni, preservando le ricadute economiche sui territori di Asti e Ivrea e garantendo la continuità produttiva nelle sedi storiche. Un confronto serrato, come è stato definito, che al momento non ha prodotto inversioni di marcia da parte di Konecta, la quale pare determinata a portare avanti il piano di concentramento delle attività a Torino.
Le ricadute sociali di un trasferimento forzato
Oltre alle pure questioni contrattuali e industriali, ciò che preoccupa istituzioni e parti sociali sono le inevitabili conseguenze di un esodo di tali proporzioni. Costringere centinaia di persone a spostarsi quotidianamente verso il capoluogo, con tempi e costi di trasporto notevolmente aumentati, o a cambiare radicalmente vita trasferendo la propria residenza, significa infliggere un colpo durissimo al tessuto socio-economico delle aree coinvolte. Si rischia, in altre parole, di accelerare processi di spopolamento e di impoverimento di zone che, al contrario, avrebbero bisogno di politiche di sostegno e radicamento. La Regione, pertanto, si trova a dover bilanciare la libertà d’impresa con la tutela concreta di un bene collettivo come la stabilità occupazionale territoriale, in un braccio di ferro i cui esiti sono tutt’altro che scontati.




