Nuovo blocco giudiziario per il decreto Albania

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Prima ancora che altri migranti, intercettati in mare e trasbordati sulla nave Libra, tocchino terra a Shengjin, un tribunale italiano ha già disapplicato il decreto Paesi sicuri, con il quale il governo Meloni sperava di salvare il nuovo esperimento albanese. Un altro tribunale, dopo quello di Bologna, si è appellato alla Corte di giustizia europea, rinviando ai giudici di Lussemburgo la decisione sulla questione.

Alcuni migranti giunti sulle coste italiane saranno impediti dall'approdo e trasferiti, in piccoli e medi gruppi, verso Shengjin e Gjader con la nave Libra, per restare reclusi in attesa di trattenimento. Il fermo può avvenire solo se provengono da Paesi inequivocabilmente sicuri; altrimenti, come già noto, inizia un lungo iter giudiziario.

Il decreto legge sui Paesi sicuri del 23 ottobre, con cui il governo aveva assicurato di risolvere il conflitto con le norme europee, ha subito un nuovo colpo. Il provvedimento, definito a prova di "toghe rosse", è stato disapplicato dai giudici, che hanno sospeso la sentenza di diniego asilo per un migrante trasferito in Albania, rinviando la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea con richiesta di trattazione urgente.

La presidente della sezione immigrazione del tribunale di Roma, Luciana Sangiovanni, ha emesso un decreto di sospensione dell'efficacia del diniego posto dalla commissione territoriale riguardo alla richiesta di asilo di uno dei migranti trasferiti in Albania.

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