Btp Valore, tassi minimi al 3,70% e maxicedola al 22,25%. Francia e Germania ridisegnano l'auto elettrica
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Redazione Economia
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Il Tesoro ha fissato i tassi cedolari minimi garantiti del primo collocamento congiunto del Btp Valore e del Btp Valore Insieme, il doppio appuntamento retail in calendario da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre, con chiusura anticipata possibile e orario limite alle 13 dell'ultimo giorno. Per il Btp Valore, titolo con cedole trimestrali e codice Isin IT0005735201, il meccanismo è quello dello step-up a tre gradini: 3,70% per il primo e il secondo anno, 4,10% per il terzo e il quarto, 4,70% per il quinto.
Il Btp Valore Insieme, contraddistinto dall'Isin IT0005735227, non distribuisce nulla durante il percorso e concentra tutto in una cedola unica alla scadenza, pari al 22,25% del capitale investito insieme al rimborso.
Un collocamento doppio con rendimenti differenti
La differenza sostanziale tra i due strumenti risiede nella distribuzione dei flussi. Il Btp Valore tradizionale paga ogni tre mesi e consente al risparmiatore di incassare gli interessi lungo l'intero arco dei cinque anni, mentre la versione Insieme rinvia ogni incasso al 27 ottobre 2031. Su un investimento di 5.000 euro nel titolo a cedole trimestrali, secondo le simulazioni basate sui tassi minimi, il rendimento netto complessivo in cinque anni si attesta intorno agli 888 euro, a cui si aggiunge la restituzione del capitale.
La stessa cifra collocata nel Btp Valore Insieme produce una cedola netta di circa 973 euro, sempre al netto della ritenuta agevolata del 12,5% prevista per i titoli di Stato. In entrambi i casi non è previsto il premio fedeltà che aveva caratterizzato le edizioni precedenti, una scelta confermata dal Tesoro nelle Faq diffuse insieme ai tassi. I valori annunciati sono minimi e potranno essere rivisti solo al rialzo alla chiusura del collocamento. La sottoscrizione è riservata ai risparmiatori individuali e affini, attraverso home banking, banca o ufficio postale, con un taglio minimo di 1.000 euro per ciascun titolo.
La svolta sulle motorizzazioni europee
Sul fronte industriale, Francia e Germania hanno ufficializzato un accordo sul futuro dell'industria automobilistica continentale che incide direttamente sugli obiettivi di decarbonizzazione fissati a Bruxelles. Il compromesso raggiunto da Emmanuel Macron e Friedrich Merz prevede che le case automobilistiche riducano le emissioni di CO2 del 90% entro il 2035, senza però l'obbligo di compensare il restante 10% attraverso strumenti come l'acciaio riciclato o i carburanti alternativi, come previsto dalla proposta iniziale della Commissione europea.
Il cancelliere tedesco ha dichiarato che «lo stop ai motori a combustione è ormai un capitolo chiuso», indicando una correzione di rotta rispetto all'impostazione che aveva portato l'Unione europea a programmare la fine delle vendite di auto nuove a benzina e diesel.
Le condizioni del Made in Europe
In cambio dell'apertura sui motori termici, Berlino ha accettato una definizione più stringente della preferenza europea negli appalti e nei finanziamenti pubblici. Secondo quanto filtra dall'Eliseo, il 70% dei componenti e il 10% del contenuto delle batterie dovranno essere fabbricati all'interno dei Ventisette o in Paesi partner stretti come Gran Bretagna, Norvegia e Svizzera, con condizioni da precisare in accordi di associazione. La logica del Made in Europe, che introduce una forma di protezionismo industriale, mira a contenere l'avanzata dei veicoli cinesi nel mercato continentale.
L'intesa dovrebbe sbloccare il pacchetto auto dell'Unione europea, in negoziato tra gli Stati membri e il Parlamento. L'organizzazione Transport & Environment ha definito l'accordo un «errore storico», sostenendo che consentirà di considerare europei anche veicoli assemblati nel continente ma equipaggiati con batterie di produzione cinese.
Il congelamento degli indici turchi
Sui mercati internazionali, MSCI ha congelato con effetto immediato alcune modifiche agli indici azionari turchi, segnalando timori sulla possibile negoziazione coordinata di titoli collegati a partecipazioni di fondi in società quotate di piccole dimensioni. Il provider ha precisato che lo status di mercato emergente resta per ora invariato, ma ha avvertito che in assenza di progressi concreti entro giugno 2027 potrebbe avviare una consultazione per una riclassificazione verso la categoria dei mercati di frontiera o standalone.
Il congelamento impedisce l'ingresso di nuove società in alcuni indici e limita gli aumenti di peso per i titoli già presenti. La vicenda si intreccia con le difficoltà del settore fondi turco: l'autorità di vigilanza ha disposto la liquidazione di 131 fondi gestiti da sette società, dopo una serie di default e pressioni sui rimborsi che hanno contribuito a una contrazione del Bist 100.
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