Il reddito grillino e le nuove statistiche: vecchie polemiche, nuove evidenze

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’abolizione del Reddito di cittadinanza, una delle misure simbolo dell’era gialloverde, continua a far discutere, soprattutto alla luce dei dati pubblicati dall’Istat nel suo ultimo report sulla redistribuzione del reddito. Il governo Meloni, che ha sostituito il provvedimento con due strumenti distinti – l’Assegno di inclusione (Adi) per i «poveri assoluti» e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) per gli «occupabili» – ha di fatto lasciato senza sostegno 850 mila famiglie, che nel 2024 hanno subito una perdita media di oltre 2.600 euro. Un impatto che, come sottolinea l’Istat, ha colpito «quasi esclusivamente il quinto più povero della popolazione», contribuendo ad aumentare la disuguaglianza sociale, misurata dall’indice Gini.

La decisione di eliminare il Reddito di cittadinanza, definito da molti un mero «voto di scambio» durante gli anni del Movimento 5 Stelle, ha generato un effetto domino che va oltre la semplice riduzione delle risorse economiche. L’analisi dell’Istat evidenzia come le politiche fiscali adottate dal governo Meloni – tra cui la riforma Irpef, il taglio del cuneo fiscale fino a 35mila euro e il bonus decontribuzione per le madri – abbiano portato a ricadute positive per una parte della popolazione, ma abbiano al contempo acuito il divario tra chi ha beneficiato di queste misure e chi, invece, è rimasto escluso.

Il quadro economico complessivo, tuttavia, non è omogeneo. Se da un lato l’inflazione sembra aver rallentato la sua corsa, registrando un aumento dell’1,6% a febbraio rispetto alle previsioni iniziali dell’1,7%, dall’altro i prezzi dell’energia e dei beni di prima necessità continuano a pesare sulle famiglie. La dinamica dei prezzi degli energetici, in particolare, è tornata a crescere dopo un breve calo, trainata dai rincari del gas, mentre il cosiddetto «carrello della spesa» ha visto un aumento del 2% rispetto all’1,7% di inizio anno.

Quello che emerge, insomma, è un Paese spaccato in due: da un lato, 11,8 milioni di famiglie che hanno visto aumentare il proprio reddito grazie alle politiche fiscali del governo; dall’altro, quasi un milione di nuclei familiari che, privati del sostegno economico precedentemente garantito, si trovano oggi in una condizione di maggiore povertà. Una situazione che, se da un punto di vista numerico può apparire come il risultato di scelte tecniche, nasconde in realtà una questione più profonda, legata alla capacità – o all’incapacità – di conciliare equità sociale e crescita economica.

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