Il cardinale Dolan: "Leone XIV costruirà ponti anche con Trump". Il fratello del Papa: "Giocava a dire messa
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Redazione Interno
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Mentre il mondo cattolico si interroga sull’elezione di Robert Francis Prevost, diventato Leone XIV, il cardinale Timothy Dolan ha raccontato a La Stampa di avergli ricordato il motto "Totus tuus", quello che fu di Giovanni Paolo II. «È una dichiarazione di affidamento totale a Maria, un programma di vita», ha spiegato Dolan, sottolineando come il nuovo Pontefice abbia fatto propria quella consegna senza riserve. Un segnale che, secondo il porporato americano, potrebbe tradursi in un’apertura verso figure politiche divisive come Donald Trump, con cui la Chiesa dovrà «costruire ponti».
Intanto, a New Lenox, sobborgo operaio a sud di Chicago dove il Papa è cresciuto, suo fratello John Prevost accoglie i giornalisti tra ricordi di infanzia e note di musica pop. «Ci sfidiamo a Wordle», confessa, sedendosi all’organo del soggiorno, sotto quadri di Roma che sembrano presagire un destino. «Da piccolo giocava a dire messa – rivela –, ma quando gli ho sentito pronunciare il nome Leone, gli ho detto: no, è troppo pomposo». Rob, come lo chiama lui, ha scelto comunque quel nome, legato a papi riformatori e controversi, mentre la famiglia Prevost – padre preside, madre bibliotecaria – lo ricorda come un chierichetto «nato per qualcosa di grande».
Dietro la sua elezione, però, si intravedono le dinamiche spietate del Conclave. Il segretario di Stato Parolin, inizialmente favorito, ha perso consensi, mentre gli italiani si dividevano tra Filoni e altri candidati. È stato Dolan, con un’abile regia, a far convergere i voti sul "piano B" americano. Quattro scrutini, due fumate nere, e alle 18.07 di giovedì il "Habemus Papam" ha consacrato Prevost, un outsider che pochi si aspettavano sul soglio di Pietro.




