Le incursioni dei droni nel Baltico e la sfida della propaganda russa all’unità europea

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La recente ondata di violazioni dello spazio aereo, che ha visto coinvolte Lettonia, Lituania ed Estonia nel corso di questa primavera, porta con sé un dato tangibile: per la prima volta nella storia della missione di polizia aerea nella regione, un caccia NATO ha abbattuto un drone utilizzando un missile aria-aria.

L'episodio, verificatosi sopra i cieli estoni, rappresenta un salto di qualità nella tensione che da mesi oppone l’alleanza atlantica alle manovre ibride orchestrate dal Cremlino. eunews +3

Sebbene ufficialmente questi velivoli senza pilota, spesso di fabbricazione iraniana (Shahed o Gerbera), vengano ricondotti a "errori di navigazione" o a interferenze di guerra elettronica subite durante le missioni di attacco contro obiettivi russi, la lettura politica offerta dagli Stati baltici è radicalmente opposta. sky +3

La "strategia del caos" vista da Tallinn e Vilnius

In una serie di interviste rilasciate al Corriere della Sera, i ministri degli Esteri estone e lituano – Margus Tsahkna e Kestutis Budrys – hanno descritto quella che considerano una deliberata strategia di destabilizzazione.

Tsahkna ha sottolineato come Mosca miri a "testare la nostra reazione, con l'obiettivo di seminare divisioni tra noi europei", un tentativo di logorare il fronte occidentale proprio nel momento in cui l’assistenza a Kiev necessita di maggiore compattezza. analisidifesa +3

Dello stesso avviso Budrys, il quale denuncia una parallela campagna di disinformazione finalizzata ad accusare i Paesi baltici di fornire basi aeree ai droni ucraini: una narrazione falsa, precisa il ministro lituano, costruita ad arte per giustificare le crescite di spesa militare russa e distogliere l’attenzione dai fallimenti sul campo di battaglia. eunews +3

Dalle evacuazioni ai bunker alla crisi di governo lettone

Sul terreno, le conseguenze di questi episodi hanno travalicato la sfera militare per investire pesantemente quella politica e sociale.

Basti pensare alla Lettonia, dove un drone precipitato su un deposito di petrolio nella regione di Rezekne, ai primi di maggio, ha causato una tale ondata di critiche da spazzare via l'esecutivo in carica; la premier Evika Silina ha dovuto rassegnare le dimissioni dopo aver ammesso l’incapacità del governo di garantire un "cielo sicuro" sopra i cittadini. dire +3

In Lituania, invece, la popolazione ha rivissuto per alcune ore lo spettro del conflitto quando, nella giornata del 20 maggio, l’esercito ha intimato ai residenti di diverse aree di cercare riparo in scantinati e rifugi sotterranei, provocando la temporanea sospensione dei voli all'aeroporto di Vilnius e l'evacuazione delle massime cariche dello Stato. dire +3

La risposta dell'Unione Europea e lo "scudo anti-droni"

Di fronte a questa escalation, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha assunto una posizione netta, recandosi personalmente a Vilnius il 26 maggio per un vertice d’urgenza con i leader baltici, accompagnata dal commissario alla Difesa Andrius Kubilius.

Nel definire le incursioni come una "strategia deliberata della Russia che cerca di destabilizzare le nostre realtà democratiche", von der Leyen ha ribadito che Mosca e Minsk sono direttamente responsabili per la minaccia ai civili del fianco orientale. eunews +3

In questa cornice si inserisce l’annuncio della Lettonia, che ha pianificato lo schieramento di squadre mobili dotate di droni intercettori lungo i confini con la Russia e la Bielorussia, mentre sul tavolo di Bruxelles giace il progetto ambizioso – sebbene ancora lontano dall’essere operativo – della cosiddetta "drone wall", una barriera tecnologica che dovrebbe proteggere i Paesi membri dalle future minacce provenienti dall’est. corriere +3

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