La Ternana nel baratro, la sinistra accusa Bandecchi: “Responsabile morale del crac”, e lui replica: “Vedremo chi farà la storia”
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Redazione Sport
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Il tribunale di Terni ha messo i sigilli a una storia ultracentenaria, almeno per quanto riguarda il calcio professionistico, e subito lo scenario politico cittadino si è trasformato in un campo di battaglia. Se da un lato la procedura fallimentare della Ternana Calcio si avvia verso il suo epilogo giudiziario, dall’altro la caccia al colpevole è già entrata nel vivo con accuse incrociate che rimbalzano tra il municipio e l’opposizione. A finire sul banco degli imputati, con tutta la furia retorica che solo una passione sportiva tradita può scatenare, è il sindaco Stefano Bandecchi; secondo i partiti del Patto Avanti e di Sinistra Italiana, la sua gestione – prima da proprietario, poi da primo cittadino – avrebbe gettato la società rossoverde in un baratro di debiTi dal quale, nonostante i tentativi dell’ultim’ora, non c’è stato scampo.
L’accusa della politica: “Uso cinico della fede calcistica”
Il documento diffuso dal Patto Avanti Umbria non lascia spazio a interpretazioni ambigue: si parla apertamente di “disastro” e si attribuisce a Bandecchi la qualifica di “primo responsabile politico, economico e morale” del tracollo. Secondo questa ricostruzione, che si basa sull’evoluzione delle vicende societarie degli ultimi anni, il sindaco avrebbe utilizzato la squadra come un “cavallo di Troia” per scalare le gerarchie del consenso locale; in altre parole, la passione dei tifosi sarebbe stata strumentalizzata per vincere le elezioni, salvo poi lasciare, una volta ottenuta la poltrona, una “gestione dispendiosa” e costi insostenibili che hanno inevitabilmente gravato sulle casse del club anche dopo il passaggio di consegne. La nota critica aspramente anche il presunto ritardo con cui Bandecchi avrebbe affrontato l’incompatibilità tra la carica di sindaco e la proprietà della squadra, una situazione normativamente complessa che – secondo gli estensori – sarebbe stata risolta solo all’ultimo momento, affidando per giunta il club a figure economicamente poco affidabili.
Le reazioni popolari e i segni della protesta
Mentre la procedura giudiziaria fa il suo corso, e i riflettori restano accesi sulla seconda asta indetta per il ramo sportivo (fissata per lunedì 18 maggio, dopo il nulla di fatto della prima gara), la città ha mostrato i muscoli. Nella notte tra martedì e mercoledì, due striscioni sono comparsi nei punti nevralgici del capoluogo umbro: uno sotto Palazzo Spada – sede del Comune – e l’altro nei pressi dello stadio Libero Liberati. Firmati dai gruppi organizzati del tifo (“Vecchio Stampo” e “Brigata Gagarin”), i messaggi avevano un destinatario chiaro e un tono che non aveva bisogno di molte parole per farsi intendere, chiedendo di fatto al primo cittadino di fare un passo indietro. A impreziosire il clima di tensione, si sono aggiunti anche alcuni aspri scambi social tra lo stesso Bandecchi e i sostenitori delle Fere, i quali lo hanno incalzato senza sconti sulla sorte della squadra.
Il contrattacco di Bandecchi e lo scenario dell’asta
Bandecchi, che non ha atteso molto per rispondere al fuoco di sbarramento delle sinistre, ha liquidato le accuse con il consueto stile tranchant. In un video pubblicato in serata, ha parlato apertamente di “cazzate”, promettendo che interverrà (negativamente) anche nella prossima asta, salvo poi aggiungere una postilla minacciosa: “Vedremo chi arriverà prima in serie C e poi vedremo chi farà la storia della Ternana”. La replica, insomma, sposta il confronto sul piano della memoria storica, quasi a voler sfidare i detrattori a durare più a lungo del suo segno politico sulla città. Nel frattempo, però, i curatori fallimentari Francesco Angeli e Renato Ferrara stanno lavorando alacremente per ridefinire l’ammontare del debito, una cifra che – grazie al sacrificio economico della rosa attuale, pronta a rinunciare a una parte consistente dei compensi per abbattere l’accollo per il nuovo acquirente – potrebbe scendere in modo significativo, rendendo finalmente appetibile un’operazione che finora nessuno ha voluto firmare.




