Il silenzio e il mare, l’addio di Genova a Monica Montefalcone e alla figlia Giorgia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono servite più di mille presenze – qualcuno parla di duemila, a guardare la folla che si stringeva davanti alla chiesa di San Francesco a Pegli – per restituire alla città di Genova un ultimo, doveroso saluto a Monica Montefalcone e a sua figlia Giorgia Sommacal. La scienziata, docente universitaria e ricercatrice appassionata del mare, e la ragazza di ventitré anni, studentessa di ingegneria biomedica, sono morte insieme ad altri tre componenti della spedizione lo scorso quattordici maggio, durante un’immersione in una grotta sottomarina nell’atollo di Vaavu, alle Maldive.

A prevalere, nella chiesa gremita, è stato un silenzio commosso e volutamente privo di riflettori: il divieto di riprese televisive ha protetto il nucleo familiare, distrutto da un lutto che nessuna parola – come ha ricordato don Pierino Cattaneo, che le aveva sposate nel lontano 2004 – può davvero raccontare fino in fondo.

«Monica era il mare, Giorgia il sole»: il dolore degli affetti più intimi

All’interno della chiesa di San Francesco, le due bare – una in legno scuro per la madre, una bianca per la figlia – erano separate solo da una fotografia che le ritraeva sorridenti davanti a uno sfondo di mare zaffiro. Carlo Sommacal, marito e padre, ha trovato la forza di sedersi in prima fila accanto al figlio più piccolo, Matteo, mentre venivano lette le parole di chi non avrebbe mai voluto pronunciare quell’addio.

Emblematico, in questo senso, l’intervento di Federico Colombo, fidanzato di Giorgia: «Chi avrebbe detto che avrei letto queste parole, noi pieni di progetti e speranze per il futuro», ha esordito, definendo il saluto «arrivato troppo presto» e rivolgendosi direttamente alla giovane scomparsa con la promessa di non lasciare mai sola la sua famiglia. Non è mancato il viaggio della memoria compiuto da Gabriele Fenu, arrivato appositamente da San Vero Milis, in Sardegna, dove Monica trascorreva le estati fin da bambina: «Erano parte della mia vita, sempre sorridenti.

Giorgia era il sole, Monica il mare», ha raccontato, ricordando come la professoressa fosse la madrina di sua figlia e come, assieme al marito, fosse stata testimone alle sue nozze. Un’idea, quella di ricordarle per sempre sul litorale di Capo Mannu, sta già prendendo forma tra gli amici d’infanzia di Montefalcone: un masso in arenaria, con una lastra e una frase dedicata, potrebbe presto sorgere lì dove la famiglia ha scelto di disperdere le ceneri.

L’abbraccio dell’ateneo e la lezione dell’arcivescovo Tasca

Alla cerimonia, officiata dall’arcivescovo di Genova Marco Tasca, hanno partecipato il rettore dell’Università di Genova Federico Delfino, il vicesindaco Alessandro Terrile e una delegazione del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (Distav). Tra i banchi, accanto agli studenti che hanno voluto portare lo stendardo dell’ateneo, spiccavano i volti dei colleghi e mentori della professoressa: Giorgio Bavestrello, Stefano Vanin e Carlo Nike Bianchi, quest’ultimo suo storico punto di riferimento scientifico.

Nell’omelia, monsignor Tasca ha scelto di non cedere alla retorica del dolore fine a se stesso, ricordando invece ai fedeli che «la morte non ha l’ultima parola» e che i sorrisi di Monica e Giorgia sopravvivono nei ricordi di chi le ha amate.

Don Pierino Cattaneo, dal canto suo, ha citato il tatuaggio che la ricercatrice portava sul braccio – un versetto che parla di camminare in una valle oscura senza temere – definendolo una «profezia» e un segno di quella «fede incondizionata» che le avrebbe permesso di incontrare il Signore proprio lì, in fondo al mare, dove lo cercava.

Le esequie di Gianluca Benedetti e l’onorificenza ai sub finlandesi

Mentre Genova si stringeva attorno alla famiglia Sommacal, un altro addio parallelo si svolgeva a Padova, dove sono state celebrate le esequie di Gianluca Benedetti, uno degli altri tre sub rimasti uccisi nella spedizione. Benedetti, istruttore e capobarca, era a bordo dello yacht 'Duke of York' insieme a Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, quando il gruppo decise di esplorare i 'kandu' – canali naturali in lingua dhivehi – a cinquanta metri di profondità nonostante le condizioni meteo avverse.

Sul fronte giudiziario e delle onorificenze, spicca un gesto formale ma di forte valore simbolico: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito "motu proprio" l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana ai tre sommozzatori finlandesi (Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist) che, con le loro competenze, hanno permesso il recupero dei corpi dei cinque italiani nelle acque difficili dell’atollo.

Un riconoscimento, questo, che chiude idealmente il capitolo più atroce della vicenda, ovvero quello del recupero fisico delle salme, restituendo ai familiari la possibilità di un rito funebre compiuto.

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