Tumore al polmone, la svolta arriva da una molecola ibrida tutta italiana

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non un semplice inibitore, né un tradizionale attivatore immunitario, ma qualcosa che assomiglia a un cavallo di Troia molecolare. È questa la chiave di volta della scoperta – pubblicata sulle prestigiose pagine di Cancer Communications – che vede protagonisti gli atenei di Salerno e Napoli Federico II, in stretto raccordo con il Cnr di Milano. L’oggetto della ricerca, una molecola definita “ibrida”, rappresenta un approccio terapeutico duplice contro il carcinoma polmonare, noto purtroppo come uno dei “big killer” a livello globale. L’elemento dirompente, se confermato dai prossimi step sperimentali, risiede nella capacità di questo composto di agire su due fronti distinti ma complementari.

Doppio attacco e inganno metabolico

Il primo fronte, spiegano i ricercatori, è quello dell’immunoterapia classica: la molecola è progettata per intercettare e bloccare una proteina specifica, quella che le cellule tumorali sfruttano per rendersi invisibili al sistema immunitario. Tuttavia – ed è qui che la ricerca italiana si discosta dai protocolli standard – non ci si limita a rimuovere il “blocco” delle difese naturali. Il secondo fronte, forse il più innovativo, trasforma quella stessa proteina in un ricettacolo letale. La molecola la usa, cioè, come un cavallo di Troia per introdursi nella cellula malata e colpire i mitocondri, le centrali energetiche del cancro. Questa avidità energetica, una vera e propria “fame” che caratterizza le cellule neoplastiche rispetto a quelle sane, diventa così la loro condanna.

Selettività e risultati preliminari nei test di laboratorio

La sperimentazione, attualmente ancora in fase preclinica, ha già evidenziato un dato di rilievo assoluto. Nei test di laboratorio, la molecola ibrida ha mostrato una buona efficacia affiancata da un’elevata selettività. Il che significa che la sua azione distruttiva si concentra in larga parte sulle cellule malate, risparmiando quelle sane grazie alla minore richiesta energetica di queste ultime. È un meccanismo, questo, che ricorda una sorta di “predazione intelligente” da parte del sistema immunitario: dopo essere state indebolite nel loro motore metabolico, le cellule tumorali diventano molto più vulnerabili all’attacco dei linfociti. I ricercatori parlano di una “spinta” decisiva data alle difese dell’organismo, che ora si trovano davanti un nemico privo delle sue principali risorse difensive.

L’asse di ricerca Salerno-Napoli-Milano

Lo studio – coordinato da docenti e ricercatori delle tre eccellenze scientifiche – ha richiesto circa tre anni di lavoro prima di approdare alla pubblicazione sulla rivista internazionale. Non si tratta di un caso isolato, ma del frutto di un progetto che punta a rivoluzionare l’approccio alla malattia partendo da un presupposto preciso: l’avidità di energia delle cellule tumorali non è solo una loro caratteristica, ma un vero e proprio tallone d’Achille. Questa scoperta, nata in Campania e sviluppata con il contributo lombardo, apre ora la strada a una necessaria fase di validazione. Prima di ipotizzare un utilizzo sull’uomo, sarà fondamentale testare i risultati ottenuti in laboratorio su modelli animali; solo il superamento di questi step consentirà di tradurre la molecola in una futura terapia. Per il momento, la comunità scientifica internazionale guarda con interesse a questo “ibrido” tutto italiano, che promette di cambiare le regole del confronto contro una delle malattie più insidiose.

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